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Paolo Moccia: “Il mio album un antidoto per le paure del periodo” [INTERVISTA]

Abbiamo intervistato nei giorni scorsi Paolo Moccia, esperto cantautore che ha rilasciato recentemente “Di oggi e per domani”, il suo nuovo album.

Ci siamo fatti raccontare i motivi per il quale ha dovuto allontanarsi provvisoriamente dalla musica, le sue influenze e il suo giudizio sul mondo social, nonché le possibili ambizioni future.


Buongiorno Paolo, benvenuto su Primo Ascolto.
È fuori da pochi mesi “Di oggi e per domani”, raccolta d’inediti che sancisce il tuo ritorno sul mercato discografico dopo parecchio tempo: cosa ti ha spinto a riprovarci dopo quasi un decennio d’inattività?

La passione per la musica e per la composizione non e’ mai sparita, era solo stata accantonata per motivi personali, per molti avvenimenti di questi anni, anche belli, che mi hanno tolto tempo. Pero’ nell’ultimo anno ho ricominciato a scrivere un po’ come antidoto contro le difficoltà e le paure del periodo ed in preda ad una necessita’ di riscrivere è nato l’album.

Il tuo è un cantautorato di facile collocazione, perché riprende molto il filone pop a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’ inizio degli anni ’90.
Quali sono i tuoi principali modelli d’ispirazione nostrani? A noi hai ricordato molto lo stile di Renato Zero o di Vincenzo Incenzo, giusto per fare due nomi importanti…

Sì, certamente Zero e’ un riferimento ma non direi il principale. I cantautori che piu’ amo e che piu’ ho ascoltato sono quelli che prestano maggior attenzione all’aspetto compositivo, Baglioni su tutti ma anche Battisti, Dalla, Fossati solo per citarne alcuni.

In “Le principesse” (la terza traccia dell’ ultimo album, ndr) utilizzi come periodo temporale di riferimento i giorni dei lockdown, che hanno penalizzato un po’ tutti ma che hanno anche dato nuova linfa agli affetti più cari. A livello artistico, invece, quanto tempo è stato dedicato alla musica durante il confinamento causato dalla pandemia?

Abbastanza, compatibilmente con gli altri impegni lavorativi/familiari. Come dicevo, durante la pandemia ho trovato anche una volontà di reagire attraverso quello che più amo, quindi scrivere canzoni. Ho tentato di contrapporre al periodo difficile un racconto sincero di cio’ che di bello c’è nel mio presente, di raccontare il mio oggi e gettare uno sguardo al futuro. Le sere a lume di abat-jour , tra lo scorso inverno e la scorsa primavera, sono state un periodo caro ed emozionante nel quale ho scritto le canzoni.

Passiamo all’attualità, ma con un occhio al passato. La tua carriera musicale è cominciata nel 2006, periodo in cui non esistevano le piattaforme streaming. Che giudizio hai sull’avvento dei digital stores nel mercato discografico? Come ti rapporti, invece, con il mondo social?

Un rapporto ancora in via di definizione, nel senso che appartengo ad una generazione precedente e quindi il grosso cambiamente di quest’ultimo decennio devo ancora assimilarlo bene! Certamente, i digital stores hanno dato la possibilità a chiunque di farsi ascoltare, compreso me, e quindi da questo punto di vista il giudizio è positivo perche’ oggi più di ieri tutti possono avere la loro possibilità. D’altro canto in questo mare di pubblicazioni, di musica online è più facile perdersi e quindi esserci ma in modo anonimo e come effetto collaterale c’è un po’ l’omologazione dei gusti, moltissimi tendono a fare musica simile che piaccia in modo veloce senza necessità di ascolti approfonditi. Quindi , in generale ho un giudizio positivo dei digital store ma con qualche perplessità. Per quanto riguarda il mondo social, ho i miei profili Facebook ed Instagram, cerco di essere presente e dedico il tempo che posso, che non e’ molto. In ogni caso, comprendo che la presenza sui social e’ fondamentale oggi per un artista.

Chiudiamo la nostra chiacchierata con una domanda che rivolgiamo spesso agli artisti che intervistiamo: cosa credi ci riserverà il futuro artistico di Paolo Moccia?

Cosa credo onestamente non lo so. Io mi pongo principalmente come autore, più che come cantante, più che altro spero di poter collaborare con un interprete affermato che dia alle mie canzoni una visibilità maggiore. Mi sento un autore che scrive e che desidera che le proprie canzoni prendano il volo, se non grazie a me grazie ad un cantate ancora più bravo.

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