- per Antonio Contu'
- in Recensioni
- on 23/07/2024
Considerato l’inoltrarsi dell’estate, con relativo calo fisiologico di nuove release, abbiamo colto l’occasione per riascoltare un progetto di lunga data, riproposto lo scorso anno per festeggiare i dieci anni dalla sua pubblicazione: stiamo parlando di “Mystic Digital“, il terzo album di Paolo Moccia rilasciato originariamente a maggio del 2013.
L’artista, nella sua coerenza, propose questo lavoro nel segno di un orgoglioso rispetto per la musica: la sua, come la intende e come la incarna, forgiandola delle proprie riflessioni senza lesinare sulla sperimentazione. Con il brano d’apertura, intitolato “Aperitivo”, Moccia ci propone un istantanea del mondo circostante, intensa ma anche velatamente critica: il desiderio di connessione umana ha infatti iniziato ad affievolirsi nello scorso decennio, a favore di social e conseguente dimostrazione di apparente lusso e felicità.
Con “Posso vivere” il filone pop si fa più spensierato: le liriche raccontano il desiderio dell’artista di godersi maggiormente le proprie emozioni e ciò che viene offerto alla propria esistenza. “Felipe Carrillo Pietro”, così come la sesta traccia “Spread”, fungono da brevi intermezzi sperimentali: il primo (una piccola perla) tramite vibes messicane, il secondo attraverso sentori swing, più raffinati.

Le peculiarità dance e elettroniche di “Più veloce” aiutano a riflettere sui ritmi frenetici imposti dall’evoluzione delle nostre esistenze, mentre con “Il soffio di un’età” è il piano a diventare protagonista, impreziosendo il significato cantautorale del brano: Paolo va ad indugiare con malinconica nostalgia sul trascorrere del tempo, durante il quale sono fiorite e sfiorite emozioni, non solo sentimentali.
Da “from mexico with love” il progetto va leggermente in calando: nonostante i risvolti passionali delle liriche il brano non riesce ad entrarci sotto pelle, così come “L’aldilà in streaming”, la cui ritmica vocale non aiuta ad empatizzare con il testo. Sicuramente più meritevoli sono “Storie d’amici”, che va a sottolineare come questi ultimi abbiano avuto sempre un ruolo significativo nella sua vita, e la successiva “Questa città”, breve e poetica descrizione della metropoli che lo circonda; chiude l’album la ballad “The Lake of Souls”, che vede l’autore proporre una ballad in lingua inglese.
In definitiva “Mystic Digital” è un lavoro sicuramente autentico, in tutte le sue accezioni: Paolo Moccia ha voluto proporre la propria visione del mondo che cinge attorno a lui, affidandosi ad un pop cantautorale piuttosto radicato allo stile proposto dai nostri grandi artisti che tra gli anni ’80 e ’90 hanno reso questo genere il punto di riferimento della musica italiana. Qualche difetto d’intonazione nelle tracce più impegnate e alcune sovversive linee vocali non intaccano particolarmente il valore di questa opera: un concentrato di vita, che può essere apprezzato in particolare da chi ricerca nella musica una certa qualità lirica.
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