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Papa V – Trap Fatta Bene | Recensione | Primo Ascolto

Trap Fatta Bene“, l’ultimo lavoro di Papa V uscito lo scorso venerdì, si presenta come un manifesto del genere in chiave italiana, ma non senza suscitare i soliti dubbi. L’album si dipana attraverso dodici tracce che oscillano tra l’autocelebrazione e la cruda rappresentazione della vita di strada, spesso con un’enfasi sull’uso di sostanze stupefacenti che non passa certo inosservata.

La prima traccia ” X i Ragazzini In Strada” è un inno all’autocelebrazione, dove Papa V narra la sua “vita vissuta” con un tono che sfiora il mitologico. “Pezzi Che Cadono” con Tony Boy, invece, solleva più di una perplessità: l’esaltazione della coca, seppur in linea con alcuni canoni del genere, qui appare eccessiva e rischia di trasmettere un messaggio sempre più pericoloso. Ok, è Trap, ma dall’avvento della Dark Polo Gang è passato un decennio: ci si è un po’ stufati di determinate tematiche.

In “Tommaso” Papa V flexa, proponendo un ritratto superficiale e privo di introspezione. Piace invece l’approccio dell’ospite Kuremino in “Mattone”, confermando un momento positivo per l’artista di Rho che riesce a esprimere il suo talento con maggiore maturità, grazie ad un sottile storytelling.

“Insieme Da Una Vita” è forse la canzone più apprezzabile, dove si intravede un Papa V più riflessivo e consapevole; tuttavia, “Non la Sopporto” con Artie 5ive e “Budapest” ritornano ad esaltare una vita al limite, senza filtri né censure: un leitmotiv che si ripete anche in “Walter White”.

“Frank Lukas” si distingue per l’ottimo flow di Papa V, qui una spanna sopra l’ospite Rasty Kilo, dimostrando così di possedere indubbiamente delle competenze tecniche notevoli. Nella nona traccia vi lasciamo immaginare a cosa sono paragonate le palline da “Minigolf”, mentre in “Responsabile” è interessante la metrica proposta con Nerissima Serpe. Chiude il progetto “Franco Campanino”, traccia che delinea il personaggio di Papa V: schivo e difficile, forse fin troppo inghiottito dalla street life che accompagna la sua esistenza.

In conclusione, “Trap Fatta Bene” è un album che non mancherà di dividere l’opinione pubblica. Se da un lato Papa V dimostra di saper padroneggiare il genere con abilità, dall’altro l’esaltazione di droga e vita di strada potrebbe essere interpretata come una glorificazione di uno stile di vita pericoloso e irresponsabile. Resta da chiedersi se l’artista avrà mai modo, dopo i suoi ultimi progetti, di trasmettere un messaggio meno distruttivo, senza sacrificare le buone capacità nel modo di rappare.

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