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Pardo – Pardo | Recensione | Primo Ascolto

L’omonimo album d’esordio del cantautore italo-boliviano Pardo, in uscita quest’oggi per Maninalto! Records, è un lavoro che sfida le convenzioni e abbraccia una vasta gamma di influenze e generi. Anticipato dai singoli “Ultima danza” (feat. Punkreas) e “Tenacious D”, questo disco poliedrico ed imprevedibile si distingue per la sua capacità di passare da sonorità rock e punk a atmosfere più raccolte e poetiche, riflettendo la formazione teatrale del suo autore.

Il già citato “Ultima danza” apre l’album con un’energia travolgente, grazie alla collaborazione con i Punkreas: il brano rende omaggio a “La canzone del bosco” sia nel giro di basso iniziale che nel testo, catturando l’impronta musicale della band lombarda. Questo pezzo è un perfetto esempio di come Pardo riesca a fondere il suo stile con quello dei suoi collaboratori, creando un sound unico e riconoscibile.

“Tenacious D” è un brano identitario che rimanda alla celebre band di Jack Black e Kyle Gass, e al relativo film datato 2006. Qui, Pardo esplicita la sua dichiarazione d’intenti, rifiutando le etichette e abbracciando un rock’n’roll dalla forte attitudine punk: un pezzo che rappresenta un manifesto artistico, in cui l’autore afferma la sua volontà di non essere confinato in alcun genere musicale.

Con “Gente come noi”, Pardo esplora le difficoltà degli artisti indipendenti nel tentativo di emergere, senza però perdere la passione. La collaborazione con Francesco Fry Moneti dei Modena City Ramblers è evidente nello stile del brano, che mescola folk e rock in modo armonioso dando vita ad un inno alla perseveranza e alla dedizione degli artisti, che lottano per farsi strada nel mondo della musica.

“Primo bacio” rappresenta un cambio di rotta rispetto ai brani precedenti, virando verso sonorità più sentimentali e nostalgiche. Il mood del brano ricorda la musica italiana degli anni ’60, caratterizzata da ritmiche Beat che accompagnano perfettamente le tematiche romantiche del testo e dimostrando la versatilità di Pardo come cantautore, capace di spaziare tra diversi stili musicali.

“Basta” è uno dei brani più complessi dell’album, con una base che segue un ritmo d’impronta dub, arricchita da sfumature rock e inserti hip-hop. La collaborazione con Fabien PH aggiunge un ulteriore livello di profondità al pezzo, che qui invita a cercare una propria identità senza nascondersi dietro le idee altrui: altro esempio, forse il più lampante, di come l’autore riesca a mescolare generi diversi per creare qualcosa di unico e originale.

“Litigio innocente” ricorda le vibes di Alberto Camerini, con una forte componente elettronica che gioca un ruolo fondamentale. Il testo, sebbene meno incisivo rispetto agli altri brani, racconta un sentimento non corrisposto, aggiungendo una nota di malinconia all’album.

“Palloncino rosso” è una ballad riflessiva e quasi filosofica, accompagnata dal flauto del cantastorie mantovano Daniele Goldoni: un pezzo che offre un momento di introspezione, con delle liriche che invitano alla riflessione e alla contemplazione. “Osservo muto” torna su ritmi più incalzanti, immedesimandosi in una persona senza arti rimasta sola con i suoi pensieri. Il cameo finale del trombettista Raffaele Kohler, uno dei più noti a livello nazionale, aggiunge un tocco di classe al brano, rendendolo uno dei momenti più intensi dell’album.

Infine, “Quando” chiude il progetto con una dedica sentimentale: un messaggio di speranza malinconico e d’impronta cantautorale, che rappresenta una degna conclusione per un album che, complessivamente, è riuscito ad esplorare una vasta gamma di emozioni e di tematiche.

Se siete stanchi dei soliti brani ricchi di cliché e di sonorità riconducibili al mainstream, questo può essere l’album che fa per voi: “Pardo” è un lavoro che sa essere nello stesso momento sia personale che contemporaneo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Perché la musica è anche e soprattutto una necessità di espressione, senza condizionamenti ed omologazioni.

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