- per Antonio Contu'
- in Recensioni
- on 03/10/2024
“La lingua del santo” è l’album di debutto del cantautore Petrigno, composto da otto brani che vanno ad indugiare tra una vasta gamma di emozioni e stili musicali. Questo progetto nasce dall’esperienza personale dell’artista, che ha saputo trasformare i propri momenti di difficoltà emotiva in un progetto artistico intenso e coinvolgente.
All’interno dei brani, infatti, quasi come fosse un viaggio catartico, Petrigno analizza le diverse sfaccettature del suo disagio, inficiato da un lutto che lo ha segnato profondamente: si passa dalla sofferenza pura e tetra di “Nella folla” alla speranza fra le righe di “Domani partirò”, brano simbolo dell’allontanamento dal dolore per il proprio benessere e la propria salute psicologica.

Molto profonde ed intense sono senza dubbio “Fermati” e “Il bosco”: la prima, in particolare, risulta capace di trasmettere il proprio rammarico attraverso una lettera scritta proprio alla persona che se n’è andata, perché “Finisce la vita ma resiste la mia”, in una promessa intima e dolorosa di voler continuare a vivere nonostante l’assenza del defunto.
Il viaggio musicale di Petrigno continua con “Ho perso”, un brano che mescola sonorità elettroniche e gospel, arricchito dal timbro caldo e avvolgente dell’artista. La varietà stilistica dell’album è evidente anche in “Tu lo sai”, il pezzo di chiusura che raggiunge l’apice dell’intensità emotiva del lavoro, dedicato proprio alla persona cara ormai scomparsa.

Dal punto di vista musicale, “La lingua del santo” è un’opera eclettica che spazia dal blues al rock, passando per influenze elettroniche e soul. Ogni brano è caratterizzato da arrangiamenti curati e da una produzione che mette in risalto la voce di Petrigno, capace di trasmettere emozioni profonde ed autentiche.
Questo album di debutto rappresenta un’importante tappa nella carriera di Petrigno: “La lingua del santo” è un progetto veramente interessante, che fa da garante riguardo alla qualità artistica di un cantautore da tenere d’occhio, magari anche in vesti narrative differenti.
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Tags: La lingua del santo, Petrigno, recensione, Sfoghi momentanei








