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Phomea – Il sonno delle balene | Recensione | Primo Ascolto

Il cantautore toscano Phomea ritorna sulla scena musicale nostrana con “Il sonno delle balene”, il suo terzo album pubblicato il 18 aprile, esattamente sei anni dopo l’esordio con “Annie”. Il disco, composto da dodici tracce, è stato anticipato dai singoli “Odio” e “Muoversi Controtempo”, e si configura come un’opera dal forte impatto emotivo e concettuale, caratterizzata da una narrazione sonora eterogenea e un percorso musicale non convenzionale.

Dal punto di vista stilistico l’album si distingue infatti per la variegata contaminazione di generi che spaziano, ad esempio, dal punk-rock — rappresentato emblematicamente da “Odio” — alla country music, con influenze presenti in “Perché è solo il nome a volte”. La produzione enfatizza un utilizzo mirato di elementi testuali e sonori che favoriscono la costruzione di un’esperienza immersiva, culminata nell’unico brano in lingua inglese, “Stronger”, dal forte carattere evocativo.

L’autore concepisce l’album come un ‘viaggio introspettivo e non programmato’, un’esplorazione della sfera emotiva e razionale dell’essere umano. Le tematiche affrontate nei diversi brani includono riflessioni sulla dualità delle emozioni: in particolare sull’idea che l’odio, così come l’amore, sia una scelta consapevole. Si attraversano dimensioni che spaziano dalla passione alla malinconia, dalla paura alla solitudine, in un percorso che porta l’ascoltatore a confrontarsi con i quesiti esistenziali più significativi.

Uno dei punti focali dell’album è proprio la titletrack “Il sonno delle balene”, che prende ispirazione da una fotografia di Paul Nicklen, raffigurante un capodoglio in fase di riposo, sospeso a poca distanza dalla superficie dell’acqua: un’immagine potente che simboleggia un continuo stato di allerta e una vigilanza mai del tutto assopita, dove il concetto di veglia e sospensione diventa dunque centrale nella narrazione dell’intero progetto musicale.

La conformazione dell’album è caratterizzata, inoltre, dalla struttura pianificata dei titoli, inaugurata da “Bagnasciuga” e conclusa con “Castelli di sabbia”, così da evidenziare la ciclicità dell’esperienza proposta dall’artista. In definitiva, “Il sonno delle balene” si configura come un’opera coerente che, attraverso il dialogo tra sonorità e testi, guida l’ascoltatore in una spedizione dentro un introspezione profonda, quasi viscerale, ma soprattutto indirizzata da una logica ricca di significati.

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