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Quando raccontare sé stessi diventa un’esigenza: alla scoperta della genesi dei Solo Psiche [INTERVISTA]

I Solo Psiche sono un duo musicale tra i più interessanti del momento: fin dalle prime release, la coppia formata da Samuel Minelli e Gianluigi Papadia è riuscita a trasmettere empatia attraverso musiche e liriche potenti ed intense.

Poche settimane fa è uscito il loro nuovo singolo “Canzoni Senza Te“, che narra la metamorfosi da una relazione tossica all’amore proprio: una storia di consapevolezza e guarigione che ha plasmato il percorso di Solo Psiche, raccontato in questa intervista.

Ciao ragazzi, benvenuti su Primo Ascolto. Cerchiamo subito di conoscervi meglio: quando avete sentito l’esigenza di far nascere il progetto Solo Psiche, e quale significato ha per voi?

Il progetto Solo Psiche nasce un anno e mezzo fa, in realtà con molta naturalezza. Abbiamo iniziato a suonare in strada per il semplice gusto e piacere di far musica insieme. Possiamo parlare di esigenza nel momento in cui abbiamo capito di voler dire qualcosa, comunicare qualcosa di nostro, quindi dall’uscita del singolo “Luna e Venere”, che coincide ovviamente con il debutto sulle piattaforme online, Gianluigi ed io ci siamo resi conto di avere molto in comune, non soltanto a livello di background musicale, parlo proprio di esperienze e scelte di vita. Questo progetto per noi è un obiettivo, non ci piace definirlo sogno, perché i sogni restano nei cassetti. Solo Psiche è l’unione delle nostre anime, è la nostra essenza, quindi anche il nostro coraggio nel metterci a nudo condividendoci attraverso la musica.

“Canzoni Senza Te” è un brano profondo, oltre che molto emozionante. Qual è il messaggio principale dietro la canzone? È sorto da una vostra esperienza personale?

Il messaggio di “Canzoni senza te” è quello dell’amor proprio. Non è facile capire ciò che è giusto per noi e cosa ci meritiamo veramente se non siamo i primi a riconoscere il nostro valore. Al contrario di quanto si crede, è molto difficile rendersi conto di essere all’interno di una situazione tossica: spesso ci soffermiamo sulle piccole cose che riusciamo ad avere dalle persone che crediamo di amare, sorvolando sulle grandi mancanze che invece fanno la differenza, ma in questo modo mettiamo la nostra persona in secondo piano, svalutandoci e annullandoci per qualcun altro. Ognuno di noi merita amore, il primo passo è sempre quello di amarsi in primis, solo riconoscendo il nostro bene possiamo ricevere positivamente quello di qualcun altro, attirando così persone sane e capaci di dare il meglio o per lo meno riconoscerle. Si, “Canzoni senza te” racconta un’esperienza personale, in particolare di Samuel.

Il vostro comunicato stampa menziona la reazione delle persone alla pubblicazione della melodia del singolo su Instagram. Qual è il vostro rapporto con i social, e quale valenza pensate possa avere attualmente sul mercato discografico?

Il social è molto importante per il mercato discografico. Internet ad oggi è reale tanto quanto un rapporto umano, tramite social si creano contatti, oltre che essere una vetrina per poter farsi notare da discografici ed etichette: major e non. Il nostro obiettivo social è la crescita organica e reale. Vogliamo che chi inizia a seguirci si possa affezionare a noi e si leghi empaticamente alla nostra musica, per noi è un mezzo attraverso il quale possiamo farci conoscere ancora più a fondo, raccontando anche le storie di Gianluigi e Samuel, che poi spesso e volentieri coincidono con le storie che raccontiamo attraverso i Solo Psiche. Nel nostro caso persona e personaggio coincidono: non riusciamo ad avere una narrazione che sia lontana dalle esperienze veramente vissute da entrambi. Per questo ci piace avere un contatto con tutta la gente che ad oggi ci segue.

Sino ad oggi avete spaziato molto a livello musicale: sotto questo punto di vista ci ha sorpreso in modo particolare “Leucasia”, il singolo rilasciato lo scorso giugno. Come descrivereste il vostro sound e quale impatto pensate di avere sugli ascoltatori?

In generale il nostro sound è abbastanza emotivo, nel senso letterale del termine. L’esempio lampante è appunto “Leucasia”, che si distacca un po’ dalla morbidezza del suono che c’è nelle altre canzoni. In “Leucasia” c’è della rabbia, è la descrizione di ciò che si prova ad essere manipolati e soggetti al vortice di una relazione tossica senza apparente possibilità di uscita, un senso di impotenza e soffocamento che ti avvolge lasciandoti pieno di emozioni negative. La maggior parte degli ascoltatori ascolta la nostra musica in momenti “emozionali”, quali la golden hour, la sera o la mattina presto e, purtroppo o per fortuna, la genteci comunica spesso di riconoscersi nelle nostre canzoni.

A proposito di ciò, quali sono gli artisti che hanno principalmente influenzato la vostra musica?

A livello musicale e di produzione c’è un po’ di influenza post rock, per quanto riguarda le metriche e i testi prendiamo spunto dal classico cantautorato italiano. In generale ascoltiamo musica di tutti i generi, senza alcun tipo di discriminazione.

Ultima domanda, prima di salutarci: cosa si prospetta per il futuro dei Solo Psiche? C’è in previsione un album, oppure continuerete a puntare forte sui singoli?

Al momento punteremo tutto sui singoli, dobbiamo farci ancora conoscere bene dal pubblico che ci segue e vogliamo dare un peso specifico ai prossimi brani, poiché ognuno di essi rappresenta un pezzo importante di noi, anche se ci sarà sempre un collegamento con ciò che in precedenza abbiamo pubblicato. Possiamo dirvi che di nuovo, ci saranno delle collaborazioni con altri artisti emergenti che stimiamo molto. Perciò seguiteci sui nostri social, vi aggiorneremo sempre su tutti i nostri prossimi passi.

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