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“Rallentare per riflettere”:Tra Gli Altri ci racconta la genesi del suo lavoro [INTERVISTA]

Nella noia discografica di luglio, caratterizzata dall’inevitabile rallentamento delle release a causa del periodo estivo, succede che ci giunge in redazione un progetto cantautorale piuttosto sorprendente: lui si chiama Tra Gli Altri (all’anagrafe Marco Mattioli), ed ha fatto la gavetta, quella vera.

Marco ha infatti rilasciato lo scorso 8 luglio “Vorrei tanto non dover guardare“, un progetto concepito durante la pandemia e che pone delle attente analisi sull’effetto del periodo sulla sua persona, resa più vulnerabile, quasi demotivata: l’abbiamo dunque intervistato, per comprendere la genesi del suo lavoro e le relative ambizioni.

Ciao Marco, benvenuto su Primo Ascolto.
“Vorrei tanto non dover guardare” è un viaggio all’interno delle tue emozioni, emerse principalmente durante il periodo pandemico: credi che si potrebbe quasi definire una sorta di “concept album”?

Ciao ragazzi e grazie per lo spazio che mi avete dedicato. Assolutamente si, non lo dichiaro apertamente perché non ha un filo conduttore preciso e premeditato, ma è di sicuro un disco totalmente introspettivo e che dice molto di me, quindi se questo posso definirlo un concept allora per me è ok. Il periodo pandemico, le chiusure, lo smart working, limitare le frequentazioni e gli stimoli dall’esterno mi hanno dato la possibilità di rallentare molto, risalendo un po la corrente emotiva e mi sono trovato ad osservare me stesso con maggiore chiarezza da li sono venute a galla una serie di riflessioni latenti e sommerse dalla velocità della vita di tutti i giorni, una rilettura a gioco fermo che ad essere sincero, ha sorpreso anche me.

Nei brani dai sfogo a diversi punti di vista, a volte più istintivi ed a volte più razionali: si passa dal chiedere aiuto ad esempio al vento o alla preghiera, ma anche alla consapevolezza che in determinate situazioni la sorte non sia l’elemento preponderante del nostro futuro. Ti ritieni una persona fatalista o credi che il nostro destino non sia poi così ineluttabile?

bellissima domanda, questa. Sono una persona pragmatica e non mi sento un fatalista, anche se il fatto che le cose stiano prendendo una brutta piega è sotto gli occhi di tutti, o quasi.
Il testo a cui fai riferimento in particolare credo sia Enrosadira che nello specifico racconta di una passeggiata tra le montagne della Val di Fassa insieme a mia figlia, dove cerco di farle avere qualche nozione sui sentimenti, la gestione delle difficoltà, i rapporti interpersonali e tutte quelle situazioni in cui so di aver sbagliato parecchio durante la mia vita.
In conclusione la mia idea è quella che per migliorare le cose serva crescere persone migliori di quelle che siamo state noi, più consapevoli, più aperte, più attente.
Ah e le preghiere, rigorosamente laiche.

La tua scelta d’intraprendere una carriera solista è totalmente scaturita dalla pandemia oppure è un qualcosa di premeditato?

In realtà l’approccio a questo tipo di scrittura è iniziato in maniera del tutto inaspettata, mi stava succedendo una cosa che poi ho scoperto di aver condiviso con tante persone e non solo musicisti durante i primi periodi di lockdown: in sostanza, mi ero infilato in una bolla dalla quale non riuscivo più a tirare fuori nulla di buono; mi sentivo svuotato, senza idee, cercavo di dare forma a nuovi brani per il mio progetto strumentale “Diluvio”, ma senza nemmeno arrivare ad un’idea di base da sviluppare. Ero davvero spaventato, e per un attimo ho persino pensato di chiudere.
Poi ho cambiato punto di vista: mi sono fatto prestare una chitarra classica ed ho preso qualche lezione di pianoforte. Da lì in poi è stata una continua stesura di testi e relativi accordi su cui adattarli, e questo cambio di direzione mi ha letteralmente preso per i capelli e tirato fuori da una situazione difficilissima. Ho deciso di non sprecare questa ritrovata ispirazione, costruendoci intorno il progetto Tra gli Altri.

Ho l’abitudine di ascoltare i progetti che ci giungono in redazione ancor prima leggerne il comunicato stampa per non lasciarmi influenzare dal contenuto, ed ho subito notato la attinenza con Niccolò Fabi. Pensi che sia l’artista che ha influenzato maggiormente il tuo stile cantautorale?

“Una somma di piccole cose” è un disco che per me ha fatto da spartiacque, riavvicinandomi completamente alla musica d’autore italiana, Fabi è un grande artista, un paroliere eccellente e un certo musicista, insomma di sicuro ha influenzato parecchio il mio approccio alla scrittura dei pezzi.
In realtà di musica ne ascolto parecchia e di qualsiasi tipo, sono da sempre orientato a sonorità più dure e sperimentali anche se ho sempre avuto il pallino per la melodia e per i ritornelli che mi alzano dalla sedia, insomma alla forma canzone più pura: per farti un esempio nella mia collezione di dischi trovi i Motorpsycho di fianco a De Andrè, per cui il mush up melodico è inevitabile.

Luglio sarà il mese in cui presenterai dal vivo “Vorrei tanto non guardare”, con quattro date già programmate. In chiusura d’intervista ti chiedo: quali sono gli obbiettivi a lungo termine di Tra Gli Altri?

In realtà non mi pongo grandi obbiettivi: voglio suonare, tornare in mezzo alla gente e portare in giro il mio disco, questo è quello che mi importa fare, gli obbiettivi a lungo termine li lascio a chi ha vent’anni in meno di me, in questo modo poi tutto quello che verrà in più avrà un gusto migliore.
La cosa curiosa e per me molto interessante di questo progetto è la sua scalabilità: posso suonare da solo, in due con arrangiamenti di piano e chitarra elettrica o full band con la sezione ritmica completa (Basso/Batteria), e questo mi rende adattabile e mille situazioni, dall’house concert ai palchi veri. Sto lavorando per cercare situazioni da settembre e credo che con un pò di lavoro sarà un bell’autunno, partiamo da qui.

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