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“Retrogame (Zisa 3:00)” di Johnny Marsiglia è lo storytelling per eccellenza [ANALISI DEL TESTO]

Articolo a cura di Francesco Ferri

“Sotto casa quando il vicinato già dorme

Quando il silenzio ti assorbe

Sarà questa città o questo cannone che mi fonde

O la gente cambia in fretta oppure vedo i Transformers”

Queste sono le barre che aprono il brano “Retrogame (Zisa 3:00)” di Johnny Marsiglia, talentoso rapper palermitano: il pezzo in questione fa parte del disco “Memory”, del 2018. Le prime frasi appaiono subito dopo l’evocativa intro:

“Che dici, ah?

Che dici, ah?

Zisa, tre in punto”

Zisa è il quartiere di Palermo che prende il proprio nome dall’omonimo castello al suo interno: queste strade sono proprio lo sfondo del racconto musicale che imbastisce l’artista. Fin dal ritornello che apre io brano ci addentriamo nella storia di questo posto che viene narrata da Marsiglia, fra questioni di droga e racconti di fedeltà di strada. 

“È il loro mondo d’altronde

Polo Sud, Nord, finte polo Ralph Lauren

Certa gente sogna ma non segna da bomber

Certa gente che si inventa segna dal corner

Chi segna dal corner

Zisa, tre in punto, chi segna dal corner?”

Le finte polo Ralph Lauren rappresentano alla perfezione la qualità degli indumenti paralleli indossati da coloro che frequentano le strade di Zisa. Proprio quella gente che sogna in grande ma non segna come un bomber, non sfondando come le grandi stelle del calcio. Solo gente che si inventa la vita, segnando in calcio d’angolo, in una metafora molto caratteristica che narra di come, in quartiere, chi se la cava lo fa per vie traverse, segnando in corner all’ultimo minuto. 

“Nei pressi di Via Cipressi da Totò il barbiere

Mezzo pomeriggio prima di farmi sedere, ma a me stava bene

Mi divertiva la clientela tutta del quartiere”

Totò il barbiere è un centro di ritrovo per la gente di strada. Il narratore aspetta addirittura mezzo pomeriggio per potersi accomodare, segnalando la quantità di persone presenti nel locale. Ma a lui andava bene così perché l’attrazione numero uno, da Totò il barbiere, è proprio la clientela del quartiere.

”Barzellette sempre sporche, nessuno si tiene (Mai)

Apprezzamenti al calendario appeso alla parete

“Guarda che telaio, ragazzino, ti piace, si vede” (Si vede)”

Il calendario alla parete, inevitabilmente esplicito e le cui immagini sporche attirano i commenti dei clienti, diventa il centro di attenzione principale del barbiere. Anche il ragazzino viene tirato in mezzo e ampiamente attirato nel vortice di battute e apprezzamenti.

“Se la squadra perdeva, erano lamentele

Battute fisse sugli sbirri e sulle parentele

Forse troppo forti per andare in tele

Ma più comici del Bagaglino, Leo Gullotta e Pippo Franco insieme” 

In caso di sconfitta della squadra di calcio preferita c’erano le tipiche lamentele degli avventori annoiati del locale. Le inevitabili e quasi scontate battute sulla polizia e le conseguenti parentele, interpretabile con una sottile allusione logicamente offensiva alla professione svolta dalle madri dei poliziotti. 

Battute troppo spinte per la televisione ma comunque più divertenti di quelle dei comici del gruppo varietà Bagaglino, tra cui Leo Gullotta e Pippo Franco: un’immagine apparentemente semplice ma che sottolinea molto bene l’atmosfera che si può respirare in determinati luoghi di quartiere.

“Sulle riviste c’era Alessia Merz

Com’è stata messa al mondo, chissà com’è messa adesso”

La citazione ad Alessia Merz ci localizza temporalmente al termine degli anni ‘90, inizio 2000, quando Alessia Merz compariva come modella su diverse riviste. Proprio quest’ultima, dopo il successo, sembra essere completamente sparita dalle scene e l’autore si domanda quale sia la sua situazione attuale. 

“È passato un po’ di tempo e non mi sono chiesto

Se Totò il barbiere si è spostato o ha solo chiuso da un pezzo

Zisa, tre in punto

Non so perché ripenso a quando 2001 di Dr. Dre era tutto” 

Ne è passato di tempo da quei momenti e l’autore non si è mai chiesto se Totò sia ancora in attività da qualche parte o abbia solo chiuso. E nel flusso di pensieri che può arrivare proprio alle 3:00 in punto, durante una riflessione sul passato, l’autore si rende conto che nel 2001 Dr. Dre era tutto, sottolineando l’incredibile passione per uno degli artisti Hip Hop internazionali più rilevanti della storia di questo genere musicale e non solo.

“E a quindici anni prima della PlayStation 3

Tale Palermo, man, palme come a Los Angeles

I videogame, la pirateria e i giochi

Negli scatoloni come Snake in Metal Gear Solid”

A quindici anni, l’autore, prima ancora dell’uscita della Playstation 3, era già immerso nei videogiochi, scaricati illegalmente attraverso i portali pirata tanto famosi all’inizio del 2000. L’ultima frase cita una celebre mossa di Solid Snake, protagonista di Metal Gear Solid, che si nascondeva negli scatoloni per non essere individuato dai nemici.

“Il puntino luminoso al centro sei tu, Snake

Guarda nel radar (Snake) e attento a questi fake”

La voce di Mei Ling, personaggio dei videogiochi di Metal Gear Solid, si fa sentire con le sue frasi celebri riguardo al radar che serve al protagonista per orientarsi, progettato proprio da lei. E qui si segnala a Snake di guardarsi proprio dai fake all’interno delle coordinate tracciate dallo strumento tecnologico.

“Zisa, tre in punto, e il ricordo delle prime sere

In giro mi chiama, mi fa: “J, dove sei giunto?”

Rischiamo di passare la notte in questura

Su ‘sto mezzo che più che di trasporto, è di fortuna

“Domani sera non ci sono, sto con una (Sto con una)

Vi giuro, raga’, questa ha un culo da paura” (Da paura)” 

Le sere in strada, gli amici come i propri fratelli, i compagni con cui muoversi nella giungla urbana del quartiere: coloro con i quali condividere ogni singola esperienza di vita. Muovendosi su mezzi si trasporto malandati e auto sfasciate, rischiando di attirare le attenzioni delle forze dell’ordine e finire in manette. Proprio chiacchierando il protagonista racconta che la sera successiva non avrebbe potuto esserci perché impegnato ad uscire con una ragazza, descritta come decisamente bella e formosa.

“Mi fanno: “Porta l’armatura e dacci dentro, poi racconta okay?”

Come se la missione fosse una (Solo una)

Zisa, tre in punto”

L’armatura, ossia il profilattico, come simbolo sia di difesa ma al tempo stesso capace di esprimere la profonda e intensa potenza che sprigionerà l’atto sessuale con la ragazza in questione. Come se quella fosse l’unica missione. L’unico scopo. 

“Tu ci sai fare, sì, ma fino a che punto?

Io non volevo la fidanzata ma un’amica intima

Che mi diceva dopo cena: “Ho casa libera“”

Qui l’artista è categorico. Va bene tutto ma lui non voleva una fidanzata, ma solo un’amica un po’ più intima con cui condividere momenti di intensa passione senza particolari impegni. 

“Luna piena, tu che vai a cena

Io da stamattina che ti sogno di schiena

Davvero, vedi, sei quasi come le modelle vere

Che splendevano sulla parete di Totò il barbiere nel quartiere”

La ragazza, bellissima, risveglia nel protagonista i ricordi della sua gioventù, quando all’interno del negozio di Totò il barbiere vedeva le foto delle modelle sui calendari. La ragazza gli ricorda proprio quelle donne, tutte bellissime, che sognava da ragazzino. Una similitudine molto intima e capace di delineare alla perfezione il turbinio di emozioni che si risvegliano in lui.

“Sotto casa quando il vicinato già dorme

Quando il silenzio ti assorbe

Sarà questa città o questo cannone che mi fonde

O la gente cambia in fretta oppure vedo i Transformers”

E qui il ritornello si ripete, portandoci verso la conclusione del brano

“È il loro mondo d’altronde

Polo Sud, Nord, finte polo Ralph Lauren

Certa gente sogna ma non segna da bomber

Certa gente che si inventa segna dal corner

Chi segna dal corner

Zisa, tre in punto, chi segna dal corner?” 

“Retrogame (Zisa 3:00)” è una canzone profondamente intima: uno spaccato della quotidianità di un quartiere palermitano, che viene perfettamente inserita in una cornice di ricordi e riflessioni del protagonista. All’interno del brano sono molto forti i legami con il suo passato, con la sua vita da ragazzino, quando ancora si è giovani e si deve ancora scoprire tanto del mondo. 

L’intensità emotiva di determinati passaggi, il racconto vero e senza tanti fronzoli dello spaccato di vita ci offre alcune pillole di Zisa. Con le riflessioni delle 3 in punto che ci trasportano con loro attraverso racconti di vita all’apparenza semplici, ma mai banali. Racconti di Zisa, racconti di un quartiere del capoluogo siculo. Perché, come invoca la frase di chiusura del pezzo:

“Che Dio salvi Palermo, Johnny”

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