
Dopo un anno di silenzio, Camilo Celestino Acha – in arte Camo – è tornato lo scorso venerdì sulla scena musicale con “Goodbye”, il suo nuovo singolo dance pop firmato Smilax Publishing.
Il brano, con le sue liriche intense, racconta il viaggio emotivo di chi sceglie di lasciarsi alle spalle una relazione tossica per riscoprire l’amore per sé stesso: in questa intervista, Camo si apre con sincerità sulle sue esperienze, la crescita personale e la voglia di trasformare la propria introspezione in ritmo ed energia.
Ciao Camilo, bentornato su Primo Ascolto.
È appena uscito “Goodbye”, il tuo nuovo singolo dopo un anno di silenzio (se escludiamo la versione in lingua spagnola di “Domani Domani”): raccontaci la genesi del pezzo.
Ciao Antonio e ciao a tutti lettori di Primo ascolto, che bello che è poter tornare in mezzo a voi dopo un anno e più dall’ultima volta! “Mañana yo sere’” è stato il lancio del mese di aprile che anticipava questo nuovo singolo su cui ho lavorato parecchio e che adesso è vostro: “Goodbye”!
“Goodbye” è scrivere di me, della mia vita e non è stato facile. Questo brano è il risultato dell’andare a fondo alle mie fragilità, del conoscermi, affrontarmi e superarmi, è un lavoro grande quello che ho fatto, molto difficile ma necessario. Goodbye è tutto questo! È il racconto di un anno, dove la psicoterapia è stata fondamentale per questo grande cambio, un percorso condiviso che lascia traccia nella mia voce e nel mio cammino, un suono che spero ora possa vibrare nel mondo. Sai quest’ultimo anno appena passato è iniziato con la morte improvvisa di mio padre, le persone che consideravo i miei porti sicuri iniziavano ad essere traballanti al punto da sentirmi una nave dispersa in mezzo al mare, ero a pezzi e non riuscivo a reagire perché ero padrone di rapporti tossici di cui non mi accorgevo di essere protagonista. Ho chiesto aiuto e oggi ho fatto una grande evoluzione anche in questo, ho capito che amare è aggiungere e non togliere, che amare è sentirsi completi e non mezzi vuoti che l’amore tossico è un ossimoro che non deve esistere.
In questa occasione parli della necessità di lasciar andare e riscoprirsi. È stato complicato mettere in musica un brano con delle tematiche, per certi versi, così intime?
Sai Antonio, in tutti i miei brani, mi metto a nudo. Credo che per noi artisti, il compito principale, oltre che intrattenere il nostro pubblico, è lasciar loro dei messaggi e degli insegnamenti veri. Il mettermi a nudo mi aiuta in questo, non c’è scelta più bella del testimoniare mettendosi in gioco. Non c’è messaggio più bello di quello proveniente dal cuore, per farlo, devi viverle certe situazioni. Perciò, più che è difficile mettere in musica tutto questo, forse, potrei dire che è più difficile affrontare tutto questo e poi parlarne in maniera distaccata, è difficile cantarlo.

Nonostante con “Te Quiero Así” sei riuscito a raggiungere ottimi risultati, con più di 60 mila riproduzioni solo su Spotify, hai deciso di affidarti in questo caso alle sonorità pop-dance, pur mantenendo un filo conduttore tendente al latino: esplorare nuovi mondi musicali lo percepisci come un vero e proprio bisogno artistico?
Sorrido nel rispondere a questa domanda perché mi vengono in mente le parole di mio fratello quando ha ascoltato i provini dei miei singoli: “tutti diversi l’uno dall’altro come genere”. Credo che la musica sia come la moda o come la cucina: sperimentare, provare, mischiare… tutto questo non è confondere ma creare, fino al punto che, non capisci da solo qual è la strada giusta per te, qual è il vestito giusto per te. Ad oggi, con il mio team, continuiamo a sperimentare perché ogni volta che ci chiudiamo in studio, ci accorgiamo che le idee sono tante e che, ognuna di esse mette in risalto qualche qualità nascosta in me, e allora è così che oggi, abbiamo deciso di sperimentare nel mischiare il pop-dance con il latin-pop, convinti che io saprò esprimermi sul palco al meglio!
Quando ascolto i tuoi brani ho sempre la sensazione che, ciò che canti, è legato a doppio nodo con le tue emozioni più forti: dall’amicizia alla perdita, dall’amore alla rinascita. La definisci catartica la necessità di arrivare, nitido, a chi fruisce della tua musica?
È assolutamente essenziale questa necessità. Mi definisco una persona catartica. Soprattutto ora, dopo un anno e mezzo di psicoterapia con la dr.ssa Fioretti Alessandra, che ringrazio di cuore per il lavoro fatto assieme. Come ti dicevo prima, credo che noi artisti abbiamo la responsabilità di trasmettere messaggi che rimangono impressi al nostro pubblico, che siano di stimolo per loro, messaggi che possano accarezzare i vari momenti delle loro vite. Per farlo, bisogna assolutamente capire chi siamo davvero, riportare alla luce i frammenti di noi che avevamo dimenticato, smarrito o rinnegato. Questo processo di liberazione emotiva ti aiuta a crescere e a maturare, ad essere luce per gli altri.

Hai deciso nell’ultimo periodo di affacciarti con maggiore intensità verso il mercato sudamericano, forte anche delle tue origini: è una scelta che ti sta ripagando?
Qui, ad esserti onesto, dovrei distinguere la risposta. Dal punto di vista professionale, l’Italia rimane il mio mercato di forza, tuttavia, dal punto di vista dell’emotività portare la mia musica nel mercato sudamericano, mi riempie d’amore. E poi la stampa di questi paesi si è dimostrata interessata a “Mañana yo serè” con passaggi radio in Perù, Spagna, Messico,Argentina e Colombia! E poi, se penso alla mia famiglia in Perù o negli Stati Uniti, mi emoziona sapere che possono finalmente capire i testi delle canzoni quando canto in spagnolo! Ti dirò che a fine anno sarò in Perù e in Colombia, dove già da ora sto lavorando per riuscire nell’organizzazione di un concerto in entrambi i paesi… chissà che questa scelta, non mi dia soddisfazioni più grandi!
Nella nostra ultima intervista ho provato ad “estorcerti” i tuoi programmi a breve termine, ma questa volta voglio stuzzicare la tua ambizione: qual’è l’obbiettivo di Camo e del suo percorso artistico, sia nei confronti di te stesso che del mercato discografico?
L’obbiettivo è quello di continuare a portare la mia musica in giro per l’Italia. Il “Goodbye Tour” è iniziato lo scorso 05 giugno da Ferrara, toccherà per diverse date Milano, poi ci saranno le date a Como e Lecco, per poi chiudere a Torino. Sarà un ‘estate impegnativa! Nel mondo discografico l’obbiettivo è continuare nella realizzazione di nuova musica, nuovi progetti, ora non mi voglio più fermare. Per citare una locuzione latina, “Hic et nunc” potrebbe essere il moto di questa mia grande rinascita, non solo dal punto di vista musicale e psicologico ma anche finisco… ho perso 31 kg quest’anno! 😀 Prima di salutarci, lasciatemi fare dei doverosi ringraziamenti: Alla redazione di Primo Ascolto per il tempo e la professionalità in questa intervista, a Jacopo e Barbara, a mio fratello Gabriel come Video Maker, il miei fotografi per questo singolo Claudio Vignola e Daniele Fantoni, la mia psicoterapeuta la Dr.ssa Fioretti, la mia nutrizionista la Dr.ssa Lopez, il mio personal trainer Antonio Surace, la mia casa discografia la Smilax Publishing ma soprattutto un grazie a chi ascolta le mie canzoni e a chi mi segue ad ogni evento. Grazie perché tutti voi rendete la mia vita: SPECIALE!








