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Rkomi – decrescendo. | Recensione | Primo Ascolto

Un album il cui titolo rispecchia il contrario rispetto a quanto dimostrato dal suo artista: Rkomi con “decrescendo.” ci racconta del suo viaggio di crescita attraverso i disagi giovanili, le amicizie perse, le strade percorse, la paura di non farcela e la fiducia riposta in posti oscuri.

Sottraiamo tutti i suoni superflui e ci ritroviamo ad ascoltare con il cuore le parole dell’artista, che si libera dei suoi muri, strato dopo strato, per rivelarci il vero centro della sua anima.

“l’ultima infedeltà.” traccia l’infanzia difficile di Rkomi, con tutte le mancanze provocate dalla violenza e dall’assenza di una figura che dovrebbe insegnarci a crescere: un trauma in piena vista, cantato dall’artista in modo pulito e sincero, che ci include all’interno della sua campana di vetro permettendoci di vedere oltre. “dirti di no.” ci presenta l’importanza di un legame che non riusciamo a lasciare indietro, quelle nostre radici che a volte rifuggiamo pur senza rinnegare il posto in cui siamo cresciuti, in cui siamo stati bene, male, peggio, ma scappare non serve mai, è meglio riconoscere che ci sarà sempre un pezzo di quel muretto dentro di noi.

Lazza interviene in “non c’è amore.”, l’immagine di un sentimento che cerca di resistere all’interno di questa società che dà più valore al tornaconto rispetto all’affetto vero, in cui si fanno le cose unicamente per un fine, e si perde di vista l’importanza dei legami veri, quelli che poi, in ogni occasione, ti salvano. “senza di te.” è un momento in cui non riusciamo a vederci senza la parte migliore di noi, quell’aria che ci rinfresca quando siamo persi all’interno del fuoco dei nostri pensieri, quel miracolo che ci permette di andare avanti più forti e consapevoli, riportandoci a “vorrei.” insieme ad Ernia: un pezzo che guarda al passato, a quella spensieratezza data solamente dall’adolescenza e da quell’asfalto che, anche se ci sbucciava le ginocchia, rimaneva il nostro posto preferito. “apnea da un po’.” ci presenta un Rkomi disilluso e ferito, per aver dato fiducia a chi ha calpestato il suo cuore, e guarda con nostalgia a quando le responsabilità erano poche e i sogni tanti, e si chiede se sia valsa la pena di salire così in alto, se anche nella nuova casa, quella dei sogni, si sente particolarmente solo, con il fiato corto.

“vent’anni.” è una lettera scritta insieme a Tedua che guarda alle loro vite precedenti, dettate dalla strada e dalle amicizie fraterne, mentre con “interferenze.” Rkomi ci riporta ad un amore nato senza quei sentimenti che ora si intrecciano in una danza dettata dal destino e dall’intervento superiore; di nuovo Ernia accompagna Mirko in “veleno.”, un corteggiamento intenso che è insieme una tortura e una necessità: non possiamo più fare a meno della nostra dose di veleno e mettiamo tutto in pausa, fino a che non raggiungiamo la nostra versione mistica. “interludio.” ci introduce a “10 secondi.” con Bresh, e ci ritroviamo in cima ad un grattacielo: urliamo al cielo, sfogando tutte le nostre frustrazioni dettate dal non riuscire mai a raggiungere i nostri obiettivi, e restiamo a guardare giù la città che scorre, pensando che forse è il silenzio la vera conquista, che non ci permette di annegare.

Una lettera a cuore aperto e di nuovo Rkomi che si mette a nudo in “oh gio.”, un flusso di pensieri legati al passato, alle amicizie impossibili da spezzare e a quei legami che ti conoscono meglio di te stesso e per i quali siamo disposti a lottare sempre; mentre ci immergiamo in “brutti ricordi.” insieme a Bresh, rimaniamo da soli a guardare il mare d’inverno ripensando a come eravamo insieme, chiudiamo gli occhi e ci facciamo calmare dal vento. “le cose che non puoi toccare le vorresti, ma quelle che hai con te non le vuoi”: in “promessa.” Rkomi si immerge nel tunnel di sentimenti pericolosi, e ci fa scivolare verso “orfani.” insieme ad Izi, in cui emerge forte il legame tra i due artisti, che brillano come diamanti. “solo gli amanti sopravvivono.” ci conferma che se una cosa è andata in un modo, sicuramente era destinata a diventare così: non è l’universo che ci guida, ma le nostre decisioni dettate dalle paure e dai sentimenti contrastanti che vivono dentro di noi, perché ci convinciamo che non sarà più la stessa storia ma alla fine andrà come sempre e noi ci sentiamo sempre “così piccoli.” davanti ai ricordi di chi ci ha cresciuto e ci ha permesso di arrivare dove siamo ora.

I 18 brani che compongono “decrescendo.” ci restituiscono un Rkomi totalmente spogliato da barriere: sincero e crudo ripensa al passato, evoca le amicizie e le sue radici confrontando quei momenti con quelli di oggi, tra cambiamenti e gli sforzi per arrivare al suo attico personale. Un progetto che ci riempie il cuore di una nostalgia così forte che, ascoltandolo, ci perdiamo anche noi nei nostri ricordi.

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