
A distanza di cinque anni dal suo disco d’esordio, Robbè torna con “Chiacchiere da bar”, in cui percepiamo forte l’esigenza dell’autore di cantare temi delicati e attuali, con una musicalità e uno stile prettamente cantautorale.
Frutto di un lungo processo di osservazione e ascolto, “Chiacchiere da bar” nasce come risposta emotiva e politica a un mondo che sembra sempre più disconnesso dall’umanità: Robbè ha concepito questo album come un diario collettivo scritto nei margini delle conversazioni quotidiane, nei silenzi delle piazze vuote, nei volti stanchi dei pendolari e nei sogni infranti di chi non ha voce. Il titolo stesso richiama un luogo simbolico: il bar, spazio di confronto, sfogo, ironia e riflessione. È lì che si condensano le frustrazioni e le speranze di una generazione, ed è da lì che Robbè parte per costruire un racconto che è al tempo stesso intimo e universale. Il processo creativo è stato volutamente lento, quasi artigianale: l’autore ha scelto di non rincorrere le mode, ma di lasciar sedimentare le emozioni, affinché ogni parola trovasse il suo posto e ogni melodia il suo respiro.

“Liberami” apre il disco: un brano profondamente malinconico, quasi come una litania, che vede la collaborazione con Tabascomeno. Ci sentiamo spesso con una corda attorno al collo, così sopraffatti che ci sembra di non riuscire più a respirare; abbiamo bisogno di qualcuno che ci salvi, che ci renda umani e di nuovo interi, che ci aiuti ad individuare la luce in un mondo buio. “Un paese civile” è una denuncia sociale sulla difficoltà di vivere una vita dignitosa, senza essere influencer o personaggi pubblici. Non riusciamo ad entrare in questi discorsi futili fatti di mode del momento e post virali, e come Robbè riversiamo la nostra interiorità nella musica: proviamo ad allontanarci dal nostro paese, dalla nostra città, ma alla fine torneremo sempre a casa, sperando che le cose potranno, prima o poi, migliorare.
“Restare a casa” ci ricorda che per alcuni, le strade che noi diamo per scontate, sono una salvezza e un bagliore di libertà. Costretti a restare in un luogo che non riesce a dare nulla, chiedendo in cambio tutto, provano a scappare, a cercare aiuto in posti diversi, sconosciuti, lontani; con la morte dietro di loro e nei loro occhi, intraprendono un viaggio infinito solo per ricominciare tutto da capo, per farsi accettare, per farsi capire e per riuscire a costruire una vita in cui il lutto non sia all’ordine del giorno. Spesso, però, chi è più fortunato di loro costruisce muri talmente alti che sono troppo difficili da scavalcare, ma è sempre meglio che restare a casa. Ritroviamo una musicalità più folk in “Nicola”, brano nato dall’immagine di un uomo a torso nudo affacciato al balcone durante il G20: una fotografia del contrasto tra i potenti della terra che sfilavano con vestiti di tutto punto e un uomo spogliato di tutto, che li osserva dall’alto. Il “Male moderno” che ci colpisce intensamente è la difficoltà di restare, in seguito ad una perdita così profonda che non riusciamo a colmare quel vuoto: non ci resta altro che riconoscere la lotta di chi abbiamo amato così tanto e tenere il loro ricordo stretto a noi, a riempire quel vuoto che non si chiuderà mai.

Anche in “Primo Maggio” ritroviamo la denuncia sociale della situazione lavorativa in cui ci troviamo, costretti a vivere lavorando, scordandoci sempre che la vera vita è al di fuori da quelle mura che ci tolgono piano piano la volontà di fare altro, sdrenandoci completamente per ottenere un riscontro che non rappresenta assolutamente il nostro sforzo, con la consapevolezza che, probabilmente, non arriveremo mai alla pensione. (ma, sicuramente, non ci perderemmo mai il grande concerto del Primo Maggio). Chiude il disco il brano omonimo, che racchiude tutte le tematiche affrontate nei brani precedenti, e ci ritroviamo tra gli amici a chiacchierare davanti ad una birra, cercando di respirare in questi pochi attimi di felicità.
“Chiacchiere da bar” di Robbè è una denuncia necessaria e attuale di quanto sta accadendo intorno a noi, un modo per risvegliare i nostri sensi di civiltà: perché è solamente cambiando insieme che riusciremo ad invertire questa tendenza verso il baratro.
Traccia preferita: “Un paese civile”








