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Rondodasosa – BLUE TAPE | Recensione | Primo Ascolto

Rondodasosa rappresenta uno di quegli artisti che, fin da quando è comparso sulla scena, ha diviso il pubblico. Da una parte coloro che adoravano il suo stile fin dal principio, profondamente influenzato dall’iconografia dell’hip hop americano ed infarcito da slang di strada che inevitabilmente strizzava l’occhio a quello degli “hood” statunitensi; dall’altra, coloro che invece lo additavano come finto, costruito e qualitativamente molto povero.

È innegabile, però, che Rondo sia oggi uno degli artisti dell’hip hop italiano ad essere ritenuto più internazionale. Grazie ai suoi contatti e collaborazioni con alcuni fra i rapper più in voga d’Europa e non solo, come ad esempio Central Cee, ha fatto apprezzare la sua musica e il suo stile ad un pubblico sempre più ampio. L’artista ha portato alla fama fra i giovanissimi la drill ed è diventato, a poco a poco, un simbolo di una nuova scena che, negli ultimi 3/4 anni, ha caratterizzato la scena hip hop italiana.

Lo scorso venerdì è tornato con un nuovo progetto molto interessante, intitolato “BLUE TAPE”. La particolarità più grande di questo album, composto da 13 tracce, è che non ci sono featuring: tutti i pezzi sono cantati solo da Rondo, una scelta sicuramente lodevole in un periodo in cui musicalmente parlando, all’interno della scena rap, è quasi impossibile non avere collaborazioni nel proprio disco.

In questi tredici pezzi l’artista racconta, attraverso il suo slang e il suo stile, tutta la sua vita, fra ricchezze e obbiettivi raggiunti. Da sempre, infatti, Rondo ha sottolineato il suo essere un giovane ricco, capace di raggiungere da sé tutti i suoi obbiettivi artistici. Nei brani, tutti caratterizzati da un sound drill molto potente e galvanizzante, l’artista si diletta nel raccontare della sua visione di strada e nell’autocelebrazione pura, circoscrivendo il suo stile più classico. Basti pensare ad una frase della penultima traccia in cui il cantante specifica: “Punto primo io non sono un rapper sono un Hustler”, aggettivo che dà proprio il nome al brano.

Questo ci fa capire quanto Rondo voglia sottolineare che lui non è semplicemente un artista ma, in primis, un vero figlio della strada. Possiamo dire, infatti, che nei diversi brani proposti, Rondo sembra voler dare una conferma continua del suo essere real sulla scena: una caratteristica evidenziata con orgoglio, senza mai nascondere i suoi problemi con la legge.

Rondodasosa ha creato un progetto interessante, musicalmente molto potente e a livello di contenuti ottimamente in linea con quello che ci si può aspettare da lui. Forse ci vorrebbe un’evoluzione anche nei contenuti? Difficile aspettarselo al momento da Rondo: il suo immaginario di strada, fra allusioni continue ai Crips, in primis con il colore simbolico blu, viene compresso nelle canzoni che sembrano perfettamente ricalcare la sua comfort zone costantemente apprezzata dai fan.

Innegabile che questo stile possa far molta presa anche all’estero, in particolare se la sua musica dovesse arrivare oltreoceano in maniera sempre più massiccia. Da Rondo possiamo e dobbiamo aspettarci continui progressi: vedremo se questa strada da lui tracciata verrà costantemente seguita o virerà anche su una multiformità di argomentazioni, cercando di portare qualcosa di totalmente diverso e innovativo.

Traccia preferita: “SRT”

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