
Trovarsi a recensire un nuovo prodotto musicale di Rondodasosa, da un po’ di tempo a questa parte, sembra un compito semplice e di routine: in un certo qual modo si conosce già il fil rouge del suo nuovo progetto, lo stile che adotterà nei pezzi e in generale il concept che sarà alla base del suo disco.
Per il nuovo album appena uscito dal titolo “MATTIA”, nome proprio dell’artista, il copione è il medesimo. Quello a cui ci troviamo di fronte è un progetto musicale composto da 15 canzoni e solo tre collaborazioni non proprio scontate. Il primo è un fuoriclasse, Guè, presente nel brano “WHIGGA”, mentre gli altri due sono ayo ally e Heartman, rispettivamente nei brani: “OTTOBRE” e “AMICO”. Quest’ultima, in particolare, è sicuramente la canzone più impattante del progetto, ed il motivo principale è da ricercare nela base che offre il beat di “Mockingbird” di Eminem. La tematica, invece è quella che viene proposta in praticamente tutti i brani del progetto: la credibilità di strada, l’essere nato dal niente, l’essere stato tradito da coloro che credeva amici e avere ovunque i propri “opps”, fare soldi e spenderli senza alcun motivo, spingendo il piede sulll’acceleratore per la vita più disinibita e folle che sia possibile.

Tutto ciò viene intervallato da pezzi romantici che, fotocopiandosi l’un l’altro, vorrebbero descrivere l’amore giovanile delle nuove generazioni. Inutile dire che la riuscita non sia delle migliori: tali brani non hanno una profondità tale da colpire sul serio, tanto da sperare che, dopo l’ennesimo brano in cui Rondo si strugge per la sua ex amata, nella successive possa cambiare registro.
Anche togliendo la parentesi rosa, però, il vero problema rimane sempre la ripetitività: non si può dire che Rondo non sia bravo a confezionare prodotti trap e drill fruibili da una fetta di pubblico ben specifica, che senza alcun dubbio saprà apprezzarli. Chi sostiene per partito preso che “Rondodasosa fa musica scadente” è perché non riesce ad aprire i propri orizzonti mentali, non riuscendo a concepire che il mercato discografico è enorme ed il bacino di utenza per i progetti discografici di Mattia esiste, ed è anche bello grande. Qui nessuno critica la qualità musicale del progetto: a voler essere mossa è una critica costruttiva per l’artista, che possa iniziare a raccontare anche qualcos’altro nell’intento di superare, dopo tutto questo tempo, la narrazione della sua fuga gloriosa dalla vita di strada e dalle case popolari per poter vivere il sogno del rap.

Per una volta ci si augurerebbe di poter ascoltare un suo progetto senza annoiarsi per la troppa somiglianza fra i brani: quindici canzoni che sembrano una uguale all’altra, in un enorme loop che strizza l’occhio allo stile musicale degli USA e all’immaginario trap. Come annunciato, l’intenzione del 23enne milanese sarebbe quella di virare nei prossimi lavori verso altri lidi linguistici: la speranza è che questa scelta possa portare ad un concreto irrobustimento delle sue liriche e delle sue tematiche, aprendo magari ad aspetti e profondità ben diversi da quelli messi in mostra.








