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Rose Villain – radio vega | Recensione | Primo Ascolto

Fra i brani che, dopo l’edizione di quest’anno del Festival di Sanremo, hanno continuato ad essere mandati in radio e tutt’ora vengono spesso riprodotti, compare “Fuorilegge” di Rose Villain. Il brano, classificatosi solo diciannovesimo al termine della competizione, ha però conquistato il favore di una buona fetta del pubblico, facendogli macinare diversi milioni di streaming e svariati contenuti social.

Rose Villain, d’altronde, è una delle artiste del panorama musicale contemporaneo fra le più interessanti e attrattive degli ultimi anni. Pochi giorni fa è uscito il nuovo album “radio vega”, contenente proprio il brano portato in gara alla kermesse: il progetto si propone come terzo capitolo della trilogia che Rose ha portato sul mercato, a seguito dei precedenti “Radio Gotham” e “RADIO SAKURA”. Questo nuovo long play è composto da 14 brani, fra i quali troviamo alcuni pezzi con collaborazioni molto interessanti con colleghi di alto livello.

Le tematiche dell’album prendono spunti in pieno dall’immaginario a cui Rose ci ha spesso abituato nei suoi album: il racconto della vita, le emozioni e, in particolare, l’amore, condito da uno stile fortemente influenzato dalla cultura pop e dalla street culture. Non mancano inoltre le consuete strizzate d’occhio al mondo nipponico e non si può non sottolineare quanto il sentimento sia spesso centrale all’interno delle canzoni di Rose Villain, attitudine che questo lavoro conferma. Ad esempio in “tu sai” l’artista si lancia nel canto di una lettera toccante scritta al proprio compagno, evidenziando quanto bene faccia per lei. Ma ogni sfaccettatura di questo affetto è a suo modo analizzata, proprio perché in questo viaggio cosmico compiuto da Rose Villain si è ora giunti nella costellazione della Lira, illuminata proprio dalla stella Vega: quest’ultima è simbolo dell’amore sofferto tra Euridice e Orfeo, e proprio per questo tormento, quest’ultimo, dopo la morte della sua amata, passò l’esistenza a suonare solo canzoni tristi.

Ecco perché, ad esempio “millionaire”, o “l’amore è un serial killer” rappresentano canzoni dallo sfondo romantico, a loro modo, ma entrambe profondamente dolorose nei riguardi dei sentimenti che vengono trattati. Elogio importante è poi da fare alle produzioni ad opera del marito, Sixpm, la cui cura e particolarità fanno gran parte dell’interesse per l’album. Parlando delle collaborazioni è necessario sottolineare quanto fungano da spinta importante per la qualità generale del progetto, fin dall’apertura del disco con “il bacio del serpente” feat. Guè, con delle sonorità nelle produzioni davvero da brividi e lo spoiler finale di un joint album fra questi due artisti, previsto per il 2026.

La qualità si mantiene sempre alta in “no vabbè” con Lazza, hit molto orecchiabile e poi “ancora” in collaborazione con Geolier, dove il rapper napoletano offre la sua impronta profondamente partenopea. Compare anche Chiello in “lacrimogeni”, che abbiamo visto insieme a Rose anche sul palco dell’Ariston nella serata dedicata alle cover, in cui si sono esibiti con “Fiori rosa, fiori di pesco”. A chiudere le collaborazioni abbiamo un mostro sacro come Fabri Fibra: nel brano “bop” la vetta artistica dell’album raggiunge senza alcun dubbio il suo apice. Lo stile, il flow del rapper di Senigallia inevitabilmente alza il livello del pezzo e, per osmosi, di tutto l’album.

Rose Villain, con questo progetto, si conferma nuovamente un’artista in grado di conquistare il pubblico con canzoni di forte impatto radiofonico, oltre che tra le più capaci ad adattarsi al circuito musicale di oggi, fortemente forgiato dall’influenza di social e streaming.

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