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Rosendorf – Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone | Recensione | Primo Ascolto

Enrico Nanni, in arte Rosendorf, ha rilasciato la scorsa settimana “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone” , il suo primo progetto discografico da solista dopo decenni trascorsi in diverse band. Un lavoro nato anche grazie alla produzione e alla collaborazione di Beatrice Antolini, che sottolinea come, alla fine, il destino trovi sempre il modo di compiersi.

L’album nasce come un’urgenza creativa: Rosendorf sente il bisogno di dare finalmente una forma autonoma alla propria voce artistica, liberandola da qualsiasi filtro collettivo. Il progetto vuole essere un viaggio nella complessità dell’essere umano, tra fragilità, ironia, denuncia sociale e momenti di intimità assoluta, invitando contestualmente l’ascoltatore a riconoscersi nelle sue contraddizioni, nei suoi dolori e nelle sue piccole rinascite.

“Il canto della sirena” apre il disco con sole quattro strofe, ma bastano per immergerci nel mondo di Rosendorf: un vero e proprio manifesto che prepara il terreno a ciò che verrà. Con “Quello che conta” entriamo subito in un ritmo incalzante, quasi uno sfogo martellante: il brano ci trascina in un loop di immagini nitide e intrusive che cercano di scuoterci dal torpore, dando voce ai nostri pensieri peggiori o alle parole di chi non vuole il meglio per noi. Vivere nella paura del giudizio non può essere la nostra vita: dobbiamo tornare padroni di noi stessi e ritrovare ciò che conta davvero, che non è mai scomparso, ma solo nascosto.

Con “Io non ci sarò” ci spostiamo in una ballad cupa, sospesa in uno spazio-tempo indefinito. Qui dichiariamo un distacco emotivo e fisico: non tutte le relazioni funzionano, qualunque forma abbiano. A volte bisogna smettere di lottare contro qualcosa che sta andando nella direzione opposta, accettando il vuoto che lascia, ma anche il sollievo che porta. Una denuncia politica, religiosa e sociale emerge con forza in “La sgualdrina e l’aeroplano”, trattata con una macabra ironia: Rosendorf punta il dito contro la privazione dei diritti fondamentali delle donne provenienti dai paesi più poveri, spesso ridotte a schiave sessuali senza libertà né possibilità di una vita dignitosa. La felicità, per loro, non è nemmeno contemplata.

Il tema dell’abbandono della propria terra ritorna in “Pola, addio”, dove una serie di immagini cantate ci mostra una fila infinita di persone costrette a lasciare la propria città, con tutta la vita racchiusa in un sacco o in un baule. Cercano un nuovo luogo da chiamare casa, ma finiscono per portare dentro di sé versioni distorte di una realtà che non li abbandonerà mai.
Con “Ora è più semplice” proviamo a intravedere spiragli di luce, un sole lontano che possa illuminare la possibilità del piacere e della serenità.

Ritroviamo poi il sarcasmo tipico di Rosendorf nel brano che dà il titolo all’album. Qui emerge la doppia natura della scrittura musicale: da un lato i brani costruiti a tavolino per “vendere”, dall’altro quelli che ti portano via un pezzo d’anima, parola dopo parola, nota dopo nota, capaci di esorcizzare i demoni interiori per lasciare spazio alla luce. Chiude il disco “Ti riconosco”, un brano intimo e profondamente introspettivo, dedicato a quella persona senza la quale ci sentiremmo irrimediabilmente persi.

“Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone” è proprio ciò che ci aspettavamo: un progetto maturo, consapevole e completo, frutto di una necessità espressiva forte e decisa che accompagna l’ascoltatore in un viaggio fatto di immagini, pensieri e contrasti.

Traccia preferita: “Quello che conta”

Per volere dell’artista, il progetto è disponibile esclusivamente su Bandcamp.

https://rosendorf.bandcamp.com/album/non-ci-vuole-poi-molto-a-scrivere-una-canzone

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