- per Antonio Contu'
- in Recensioni
- on 16/10/2024
‘’11 case ‘’ è il grido generazionale, maturo e consapevole proposto dai rovere
A due anni dal precedente long play, ecco il ritorno che ci meritavamo: lo scorso venerdì è infatti uscito “11 case“, il nuovo progetto dei rovere anticipato dai singoli ‘’FUORI ROTTA’’, ‘’stupido classico’’ e “passanti”.
Sorprendente è la presenza ossessiva del numero 11, scelto per il titolo dell’album e per l’omonimo brano al suo interno, ma anche per la data di uscita, per il numero di tracce e per il numero di date del tour.
Il progetto si può definire come la rappresentazione di una generazione sulle note pop della band, che con i loro ritornelli orecchiabili e i testi profondi e culturali descrivono le paure e le insicurezze di tutti i trentenni e non solo.

“Il tempo è un ladro, ruba e non c’è una cura, fa paura, forse è troppo tardi’”
Già dalla prima traccia, ‘’passanti’’, è chiaro il concept dell’album, ovvero la fugacità del tempo e la consapevolezza di non aver rispettato le nostre aspettative. Durante l’adolescenza si tende spesso a sognare in grande, ad immaginarsi a trent’anni con una casa a Malibù e una vita perfetta, per poi essere costretti a sbattere contro la dura verità di non essere dove e come speravamo. Per sfuggire alla realtà spesso ci si rifugia nei sogni, cadendo nella sindrome di Peter Pan, come dice il ritornello della traccia ‘’fase rem’’: ‘’ Questa è la mia isola che non c’è’’.
‘’11 case’’, come detto, è il pezzo autobiografico che non a caso dà il titolo all’intero album. La casa infatti non rappresenta solo l’edificio in sé, ma metaforicamente scandisce il tempo ed è simbolo di stabilità, la quale viene a mancare nel momento in cui si è abituati a traslocare. L’incertezza dei luoghi fisici si ripercuote nel presente e tutto sembra momentaneo: anche la nostra dimora attuale sembra la stanza di un hotel. In fin dei conti una casa non si limita a quattro mura, ma è resa tale dalle persone che ami e i momenti condivisi resteranno sempre sulla nostra pelle, indelebili come un tatuaggio. Molto bello è anche il messaggio portato da ‘’k.o.’’, dove i rovere insieme a DIVI trattano il rapporto fra fratelli dopo che uno dei due lascia casa e va a vivere fuori, argomento discusso raramente.

“E ti ho lasciata lì sola a schivare i missili in casa… Ti vorrei parlare, dire: Mi dispiace, ma sono senza voce’”
Meritevole di menzione anche la chiusura del disco con ‘’via delle fragole’’, in quanto non poteva esserci finale migliore: dopo la nostalgia, l’overthinking e l’amore in tutte le sue fasi, arriva quel momento in cui realizzi che per andare avanti bisogna accettare che il tempo è passato e molte cose sono cambiate. Nonostante ciò i ricordi sono sempre lì, pronti a riemergere ogni volta che andrai vagando fra le vie della tua città.
Anche questa volta i rovere hanno trovato le parole giuste e il messaggio arriva ben chiaro: “11 case” è un disco intimo, nato dalla presa di coscienza di essere afflitti tutti dalle stesse paranoie. Un giorno ti svegli e ti rendi conto di avere trent’anni, che il tempo è volato e non te ne sei nemmeno accorto, così con la mente ripercorri gli anni passati e capisci che tutto è cambiato e niente tornerà mai come prima.
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Tags: 11 case, recensione, rovere









Una risposta.
Sono un sacco emozionata perché aspettavo l’LP dei rovere come si aspetta una boccata d’aria fresca mentre ci si sente soffocare dalle aspettative.
Purtroppo, non è stato un bellissimo periodo per me e mi sono ritrovata a sentirmi soffocare. Dagli spazi. Dalle parole di conforto delle persone che cercavano di aiutarmi e allo stesso tempo non volevano vedermi stare male.
Poi sono usciti i primi singoli inediti e mi hanno riportato alla realtà, “stupido classico” soprattutto mi ha fatto rendere conto che non ero la sola a sentirmi in apnea, ad avere paura del futuro.
Ho apprezzato particolarmente il videoclip di “passanti” perché, oltre a descrivere la sensazioni che allora non riuscivo a spiegarmi, ha dato spazio a Nicolas Paruolo, fotografo bolognese collega di Nelson Venceslai nel progetto Space Valley.
Ho comprato il CD apposta per ascoltarlo durante i viaggi infiniti all’interno della mia (vecchia) auto, proprio come quando avevo appena preso la patente e, per calmare l’ansia, mettevo “Dalla Terra a Marte” per ricominciare a respirare.
Il primissimo concerto a cui ho partecipato con il mio fidanzato era a Bologna (luglio 2022, c’era ancora Frank!) e lo ricordo come il mio posto sicuro.
Non vedo l’ora che una di quelle “11 case” faccia da colonna sonora quando abiteremo, fisicamente, insieme.
Adesso la smetto di fare “l’overthinker” e, a parte i giochi di parole poco simpatici, ne approfitto per ringraziare voi di Primo Ascolto perché questi ragazzi meritano davvero tanto ed è meraviglioso condividere la musica con chi, forse, si sente un po’ come me. Mi fa sentire meno sola.