
Sal Da Vinci è tornato lo scorso venerdì con “PER SEMPRE SÌ”, un album che arriva dopo il trionfo a Sanremo 2026 e la partecipazione all’Eurovision confermando l’artista napoletano come uno dei volti più riconoscibili della canzone italiana popolare. Il disco si presenta come un’opera coerente con la sua cifra stilistica: quattordici brani divisi idealmente in due facciate, come un vecchio vinile, dove l’amore regna sovrano in tutte le sue declinazioni, tra passione, gelosia, sofferenza e promessa eterna.
Musicalmente, l’album si muove con sicurezza nel solco del cantautorato italiano contemporaneo, arricchito da forti sfumature neomelodiche e qualche apertura ritmica più moderna: “Poesia” si distingue come una bachata avvolgente, mentre “Dimmelo” (con Serena Brancale) vira verso atmosfere vicine alla bossa nova, donando un tocco di leggerezza sofisticata. “Somigli a me”, in featuring con FDV (Francesco Da Vinci), si avvicina invece a sonorità urban, dimostrando una volontà di contaminazione senza tradire le radici. Brani come “L’ammore è na prumessa”, “A Regina e Napule” e “Ajere e dimane” sono interamente in dialetto napoletano, e rappresentano i momenti più autentici e territoriali del progetto.

Il tema centrale è, senza sorprese, l’amore. Da Vinci lo canta come un sentimento quasi totalizzante: dal romanticismo più puro alla resilienza di coppia, fino alla celebrazione di un “sì” per sempre. È lo stesso fil rouge che attraversava il precedente “Siamo gocce di mare”, album del 2021, e qui torna ancora più marcato: non si tratta affatto di una scelta strategica di marketing, ma di una sincera inclinazione dell’artista, che sembra trovare nella sfera sentimentale la sua principale fonte di ispirazione. Pezzi come “Voglio ancora amarti”, dedicato al padre, aggiungono profondità personale e commuovono.
Tuttavia, l’ossessione tematica rappresenta il limite più evidente dell’opera: dopo tre quarti d’ora di ascolto, il ritornello emotivo rischia di diventare ripetitivo. Se non si è completamente rapiti dal suo universo o follemente innamorati, l’insistenza sullo stesso argomento può stancare. Ci sono tante altre sfumature della vita (lotta, crescita, ironia, quotidianità) che Da Vinci avrebbe potuto esplorare con la sua penna e la sua voce calda, senza perdere in autenticità; qui, invece, l’album suona quasi come un concept involontario sulla sua stessa esistenza sentimentale.

Sul piano tecnico e vocale, invece, nulla da eccepire. La produzione di Adriano Pennino è curata, elegante, capace di valorizzare l’interpretazione intensa e coinvolgente di Sal. L’artista dimostra ancora una volta di possedere uno strumento vocale solido e una capacità di raccontare storie che arriva dritta al cuore del suo pubblico fedele.
“PER SEMPRE SÌ” è un disco più che onesto, che non vuole stupire con rivoluzioni stilistiche ma consolida il legame emotivo con chi segue Da Vinci da anni. Funziona benissimo come colonna sonora di serate romantiche o momenti di riflessione, ma soffre di una certa monodimensionalità tematica che ne limita l’ambizione. Un lavoro da ascoltare con il cuore aperto, consapevoli però che, per apprezzarlo fino in fondo, serve forse essere nella stessa lunghezza d’onda dell’artista: innamorati persi della vita e del sentimento più nobile del mondo.
Un album che conferma i punti di forza e le prevedibilità di Sal Da Vinci: tanto cuore e buona musica, ma la sensazione è che, a questo punto della carriera, sia complicato spostarsi su altri territori.








