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Samuel – Maree | Recensione | Primo Ascolto

Un nuovo progetto da solista per Samuel, che con “Maree” ci presenta ritmiche elettroniche tipiche dell’artista e dei Subsonica coadiuvate a testi profondi e attuali, con l’intento di farci ballare e dimenticare tutto quello che ci circonda: ma ci basta un respiro per ritornare alla realtà in cui viviamo, che forse non ci piace più.

“Mare Nero” ci introduce sin da subito all’interno di un loop elettronico in cui possiamo gridare senza essere sentiti, in cui possiamo rifugiarci nei nostri pensieri fino ad arrivare al ritornello tutto da cantare, che ci ricorda che esiste sempre “il giorno dopo”, e potremmo rialzarci di nuovo, per vivere ancora le nostre illusioni di essere persone giuste e umane. Ma è il mondo intorno a noi che sta cambiando solo in peggio: un’altra onda di mare nero che si abbatte sull’umanità, una guerra travestita da pace, un respiro spezzato dalla mancanza dei diritti primari.

Cerchiamo di nuotare attraverso queste acque che continuano a trascinarci giù e arriviamo a “Sogno Padano”. Una città descritta attraverso la lente rosa fumè di un paio di occhiali da sole, edifici che sorgono tutto intorno a noi, i desideri sepolti sotto l’erba che ormai non si vede più: rimane solamente un’aria che non possiamo più respirare, ed oltre al mare nero ci raggiunge anche un sole nero, che con i suoi raggi velenosi continua a mutare i nostri animi, mettendoci in guerra gli uni contro gli altri.

“Ragazzo Angelo” ci spinge a continuare ad andare avanti, a correre senza fermarci, e cerchiamo di raggiungere il nostro io interiore, conoscendoci sempre di più, ballando con la nostra anima, ma riusciamo solamente a danzare in un mare cosmico, contaminando le nuvole, lasciandoci dietro una scia “Chimica”. Fuochi che si incontrano, si scontrano e scatenano scintille quando si toccano, vuoti che si intrecciano tra loro fino a formare un contenitore ancora più ampio: precipitiamo ma atterriamo sul morbido, ci tuffiamo per dimenticare un dolore che non se ne va, e ritorniamo di nuovo alla nostra forma originale.

Ci ritroviamo con troppo zucchero nel sangue e ci voltiamo verso “Il Sol Dell’Avvenire”, e alla fine, come sempre, è la musica che ci salva. Ci liberiamo dalle nostre catene ed entriamo in una dimensione che conosciamo solo noi, in cui possiamo essere veri, senza preoccuparci degli altri, nuotiamo verso l’ignoto ma non siamo spaventati, perchè dall’altra parte c’è una melodia che riuscirà sempre a prenderci per mano e portarci lontano, soprattutto da noi stessi.

Entriamo in una dimensione mistica e tribale con “Tamburo”, che si snoda davanti a noi fino a diventare più ritmata e ci ricorda che “niente sarà più come una volta” e che le lacrime non servono più a nulla ormai.

“Corrente Elettrica” si lega al brano precedente, e mentre apprezziamo il sax e il sapore melodico particolarmente estivo, non dormiamo mai e ci ritroviamo all’interno di “Sei Bella”. Perdiamo nuovamente il controllo della nostra testa e ci infiliamo in un vortice emozionale acido e scomposto, uscendone diversi e, forse, più consapevoli. “Abbracciami” e “Preghiera” ritornano ad una dimensione che ci descrive il presente e ci spaventa: ci sono situazioni che incombono su di noi, proprio come cieli neri all’orizzonte, e non possiamo fare altro che pregare per una mano dall’alto, consapevoli che più che un aiuto potrebbe arrivare una distruzione di massa.

“Maree” di Samuel ci trasporta dentro un mondo melodico capitanato dall’elettronica che si dirama nelle tipologie più disparate, dalla tribale, alla prog, al jazz, che insieme ai testi ricercati e mai banali dell’artista non ci fa più uscire dal vortice dei nostri pensieri.

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