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Serena Brancale – SACRO | Recensione | Primo Ascolto

Ammetto che, dopo la sua esplosione mainstream, non mi ero reso conto che Serena Brancale non avesse ancora pubblicato un vero e proprio album che raccogliesse tutte le sue anime musicali in un’unica dichiarazione d’intenti.

Forse anche per questo l’attesa era alta, anche se il titolo (insieme a una presentazione grafica quasi austera) lasciava in me presagire un lavoro più monocromatico, introspettivo, magari persino severo. Invece “SACRO” è un disco luminosissimo, variegato, pieno di vita e di ritmo: un mosaico di generi che convivono con naturalezza sorprendente.

Serena conferma di essere una musicista capace di muoversi con disinvoltura in qualsiasi territorio: nu-soul, jazz, R&B, world music, tradizione mediterranea. Non c’è un genere che non sappia piegare alla propria identità, e questo album lo dimostra con una maturità che ormai è impossibile ignorare. Le sue radici pugliesi, poi, sono una struttura portante che vibra sotto ogni arrangiamento, anche quando il suono si apre a collaborazioni internazionali di altissimo livello come Gregory Porter, Richard Bona o Omara Portuondo.

Musicalmente, alcuni brani meritano una menzione particolare. L’arcinota “SERENATA” (con Alessandra Amoroso) è una festa calibrata, costruita su un groove caldo e immediato, che dimostra come Brancale sappia scrivere hit senza rinunciare alla complessità armonica; “SOLO UN’ORA”, con Sayf e Porter, è invece un piccolo gioiello di equilibrio: la voce di Serena danza tra soul e jazz con una naturalezza che pochi artisti italiani possiedono, mentre l’arrangiamento resta misurato, elegante, quasi sospeso. In “GITANA”, impreziosita dal basso e dalla voce di Richard Bona, emerge tutta la sua capacità di dialogare con linguaggi globali, senza perdere un grammo della propria identità.

E poi c’è “AL MIO PAESE”, un ritorno alle origini che profuma di Sud, di estate, di strade vissute fino a tardi: è uno dei momenti più emotivi del disco, non perché sia malinconico, ma perché è autentico e racconta appartenenza e libertà con la stessa intensità.

In definitiva, “SACRO” è un album che non si limita a confermare Serena Brancale come una delle voci più riconoscibili e internazionali della scena italiana contemporanea: la consacra. È un lavoro che unisce corpo e spiritualità, radici e modernità, disciplina e istinto. E soprattutto dimostra al sottoscritto che, quando un’artista ha davvero molte anime, non c’è grafica che possa contenerne la luce.

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