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Shiva – Vangelo | Recensione | Primo Ascolto

Nelle scorse settimane, sotto ai post Instagram di diversi artisti, erano comparsi alcuni commenti di Shiva che citavano passi dei Vangeli: una mossa di marketing curiosa, che col tempo si è rivelata essere un indizio dei featuring presenti nel nuovo disco uscito lo scorso venerdì, intitolato appunto “Vangelo“. Il titolo, fortemente evocativo, si propone così come il vero e proprio “testo sacro” di Andrea Arrigoni, vero nome di uno dei rapper più discussi degli ultimi anni, anche a causa delle note vicende giudiziarie.

L’artista torna sulla scena con un concept affascinante, almeno nelle intenzioni, tramite un disco che rappresenta il suo personale Vangelo, la sua visione del mondo e l’opera più significativa da lasciare ai posteri: religione, peccato, redenzione e riflessioni intime sono i temi portanti. Sulla carta, un’idea intrigante; nella pratica, però, l’effetto sorpresa non è così potente. Il tema religioso funziona in alcuni brani, ma non riesce a imporsi come un vero fil rouge.

L’apertura con “V per Vangelo” introduce subito il concept, immergendo l’ascoltatore nel cuore del progetto. In momenti di grande profondità, come “Dio Esiste”, Shiva si mette completamente a nudo: un brano di oltre sei minuti, lontano dagli standard produttivi attuali, in cui racconta processi interiori, esperienze negative, difficoltà con la legge, rapporti familiari e sensi di colpa. Il finale, accompagnato da un coro gospel di forte impatto, racchiude perfettamente l’idea alla base dell’album.

Una sensazione simile emerge anche in “Take 6”, dove Shiva cita e recita alcuni passaggi del Vangelo di Matteo, creando una commistione tra religione e rap alquanto originale. Il problema è che, nel complesso, Shiva ricade in un rischio che lo accompagna da tempo: la ripetizione. Nonostante le incursioni più originali, il rapper torna spesso ai suoi soliti cliché di vita di strada e desiderio di riscatto, avvolgendo il progetto in una sensazione di “già sentito”.

Inoltre, fatta eccezione per i brani più ispirati e per alcuni featuring di grande richiamo, come Tiziano Ferro in “Bacio di Giuda”, Kid Yugi in “Babyface” o Sfera Ebbasta e Lazza in “Mayday”, la qualità dei testi risulta altalenante. Alcuni pezzi, come il già citato “Dio Esiste”, sembrano frutto di una lavorazione profonda e curata; altri, invece, appaiono scritti con superficialità, quasi fossero un compito da portare a termine senza reale coinvolgimento. Una caratteristica, questa, già riscontrata in precedenti lavori dell’artista.

“Vangelo” è un buon prodotto? Nel complesso sì, ma non è certo il disco che fa gridare al miracolo in termini di maturità e crescita artistica. Le tematiche, al di là delle sfumature religiose, restano quelle che Shiva maneggia da sempre con abilità, risultando evocativo soprattutto per il pubblico più giovane. Complessivamente si può definire come un progetto discreto che, forse, avrebbe colpito di più se fosse stato condensato in un EP da quattro o cinque tracce, selezionando solo i momenti davvero riusciti dei tredici brani presenti.

Traccia preferita: Dio Esiste

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