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Siamo stati al release party del nuovo album degli Origami Smiles

Articolo a cura di Ruggero Gambino

Live Report – Release Party di “Satori” degli Origami Smiles – @Acrobax (Roma) 21/06/24

 

 In un’epoca di release party spesso ridotti a banalissimi DJ set, nei quali gli artisti si limitano a festeggiare mentre i propri progetti vengono proposti in filodiffusione, gli Origami Smiles hanno scelto di andare nella direzione totalmente opposta, organizzando un vero e proprio live all’Acrobax di Roma. Il risultato è stato davvero emozionante, ma facciamo un passo indietro.

 

Chi sono gli Origami Smiles? Per chi non li conoscesse, sono una band romana, composta da Niccolò Amodeo, chitarrista e voce del progetto, il bassista Giulio Di Veroli, il batterista Marco Antonelli e, infine, il chitarrista e polistrumentista Francesco De Valeri, recentissima aggiunta della formazione. Per farla breve, potremmo racchiudere la loro musica nella ‘macro-etichetta’ dell’alternative rock, ma con forti influenze da sottogeneri quali il grunge, il Midwest emo, lo shoegaze…Questi e molti altri riferimenti li abbiamo riscontrati nel loro primo album, “Satori”, pubblicato lo scorso 21 giugno e presentato la sera stessa al noto centro sociale di via della Vasca Navale. Un attesissimo debutto discografico che arriva a seguito di anni di gavetta in ambito locale, grazie alla quale si sono creati un piccolo (ma estremamente affezionato) pubblico. Tra le tappe più importanti, si annovera il concerto a Parco Schuster nell’estate del 2023.

 

A supportarli in quest’importantissima data, presenti anche altri due gruppi. Dapprima, le Sutura, a cui son bastati appena trenta minuti di set per conquistarci. In particolare, la versione punk dell’immortale “Pop Porno” realizzato da Elisa, Livia e Sofia è stato semplicemente irresistibile. A seguire, i NapstaMind, un altro trio locale, di cui ci ha colpito soprattutto la forte vena sperimentale: molto interessante il sound degli inediti proposti, da loro stessi definito “psych grunge”. «Hanno scaldato a dovere l’ambiente» ha commentato con grande soddisfazione il frontman degli Origami, Niccolò Amodeo, il quale ci ha poi spiegato come non ci avessero pensato due volte prima d’invitarli, trattandosi di «amici, ancora prima che colleghi». Man mano che quest’ultimi suonavano aumentava anche il numero di presenti in loco, in attesa dell’imminente momento clou della serata, che sarebbe arrivato di lì a poco.

 

Così, subito dopo la conclusione delle esibizioni di apertura, gli Origami Smiles hanno fatto il loro ingresso sul palco tra gli applausi e gli incoraggiamenti della folla. Per l’occasione, hanno alternato in scaletta i sette inediti di “Satori” ad alcuni omaggi a gruppi che, seppur tanto diversi fra loro, ne hanno ispirato la realizzazione.

Un’esperienza totale, capace di farci ‘rimbalzare’ da una parte all’altra di un particolare spettro emotivo: ai suoi estremi, il baratro dello sconforto, espresso magistralmente da “Paradiso di Gomma”, “Blu Attorno”, “Lucky” dei Radiohead (per i cuori infranti, anche “Yellow” dei Coldplay), e la foga più totale, ben rappresentata dai carichissimi moshpit che hanno accompagnato “Alberi al sole”, “Niente da dire” e “Be Quite and Drive (Far Away)” dei Deftones. In assoluto, però, i picchi sentimentali più struggenti sono stati raggiunti in altri due momenti, che ci appare doveroso raccontare più dettagliatamente. In primis, la commovente dedica all’amico ed ex frontman Francesco Valdiserri. ‘Valdo’ era uno dei membri fondatori del gruppo, con il quale ha suonato fino alla sua prematura scomparsa, dovuta ad un tragico incidente stradale. In sua memoria, tutti i presenti all’Acrobax si sono uniti in un lungo e sentito abbraccio collettivo durante “In Aria” e “Next Morning”, primissima canzone da lui scritta per la band.Infine, merita una menzione d’onore l’encore con cui gli Origami Smiles hanno chiuso ufficialmente il release party: un peculiare riarrangiamento di “Motion Picture Soundtrack” dei Radiohead. Il chitarrista, Francesco De Valeri, ci ha svelato come questa, in realtà, non facesse parte della scaletta fino a poco prima della data: «L’abbiamo suonata per la prima volta in saletta durante gli ultimi venti minuti delle ultimissime prove, lasciandoci guidare dal semplice ‘flusso’ della canzone. L’interpretazione nata sul momento, quasi improvvisando, ci ha convinto sin da subito. Abbiamo pensato che potesse rappresentare al meglio la sintonia che c’è tra di noi, più di qualsiasi brano studiato, curato ed eseguito alla perfezione nei minimi dettagli. È stato magico portarlo sul palco».

«Dopo tutti questi mesi di duro lavoro ed impegno è stato liberatorio» conclude Niccolò. «Ho percepito soprattutto un forte contatto, sia con gli altri componenti della band che con il pubblico. Mi hanno anche concesso l’onore di fare crowdsurfing per la prima volta e devo dire che mi sono divertito (ride, ndr.). In generale, è stato parecchio emozionante sotto tutti i punti di vista. Per la nostra concezione di musica, questa componente è assolutamente imprescindibile. Pertanto, non possiamo che essere soddisfatti che si sia percepita a pieno».

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