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Siamo stati alle due date a San Siro di Sfera Ebbasta: ecco com’è andata [Live Report]

Articolo a cura di Francesco Ferri

Foto a cura di Francesco Prandoni

 

Per un ragazzo del 2000 come il sottoscritto, che aveva 16 anni nel periodo d’oro della trap in Italia, Sfera Ebbasta ha sempre rappresentato un simbolo vero e proprio. 

 

Una figura iconica di questo genere musicale: un personaggio spesso bistrattato ma totalmente amato dal grande pubblico appassionato alla trap. Quindi, quando è stata annunciata la prima data live allo stadio di San Siro per il 24 giugno, era inevitabile correre ad acquistare il biglietto senza nemmeno pensarci. Da lì il sold out in poche ore e immediatamente l’annuncio della seconda data per il giorno successivo: inutile aggiungere che era necessario fare la doppietta. 

 

Il 24 giugno è finalmente arrivato e inevitabilmente l’hype era alle stelle. San Siro era circondato da migliaia di ragazzi pronti a vivere questo momento davvero importante per la Trap made in Italy: questo perché lo stadio milanese è un luogo ormai sacro per la musica, oltre che per il calcio. Nella carriera di un artista il tour negli stadi è il coronamento di un percorso spesso lungo e molto tortuoso, e dopo il raggiungimento dei palazzetti, può considerarsi la naturale continuazione di una carriera brillante e prolifica. 

 

Fra adolescenti, giovanissimi e qualche ragazzo più grandicello, tutti quanti aspettavano l’avvento del Trap King. La scenografia del palco è apparsa subito particolare, con alcune sculture a forma di cubo che andavano a formare una sorta di piramide con dei grossi gradoni al centro che salivano verso l’apice. Il tutto circondato dalla struttura del palco al fianco della quale comparivano due maxi schermi, oltre a quello sul fondale. Il concerto ha avuto inizio poco dopo le 21, con l’inaspettata “O Fortuna” dei Carmina Burana. Un pezzo che immediatamente ha trasportato in un viaggio mistico, mentre sulla struttura piramidale si arrampicava il corpo di ballo, con delle maschere tempestate di diamanti che conferivano loro un aspetto totalmente deumanizzato. Subito dopo, repentinamente, è partito il primo pezzo: “Visiera a becco”. 

 

Chiunque può immaginare come dev’essere stata l’atmosfera nello stadio appena partito uno dei banger più potenti e di successo di Sfera Ebbasta: il ghiaccio non poteva essere rotto in modo migliore. Ha poi deliziato con “XDVR” e “Panette”, caricando il pubblico e rendendolo completamente assorbito dal concerto. 

 

L’artista di Cinisello ha allora chiesto: “Quanti di voi seguono la trap dal giorno zero?” introducendo così “Cavallini”, con la comparsa in scena di Tony Effe e Side (Quest’ultimo con una caduta appena entrato sul palco, che non ha fatto altro che confermare la sua aura trap). Un pezzo che onestamente non mi sarei aspettato, ma che mi ha fatto subito capire che le sorprese sarebbero state molte. Da lì in poi è cominciata una scorpacciata di emozioni e divertimento, vedendo andare in scena uno show incredibile condito da pezzi storici della discografia del rapper, come “Mercedes Nero” con l’entrata in scena di Izi e Tedua, che hanno fatto impazzire il pubblico. Il momento in cui lo stesso Tedua e Sfera, poi, hanno cantato “Lingerie”, è stato fenomenale. 

 

Tra gli ospiti si è poi passato da Luché con “Stamm fort”, che ha infiammato lo stadio, a Drefgold con “Sciroppo” e “Tesla” (peccato l’assenza di Capo Plaza per quest’ultimo brano); Poi Geolier, con “M’Manc”, e “Calcolatrici” con l’ingresso di Simba La Rue, oltee al vulcanico Lazza e la loro hit devastante “Piove”. Non mancavano neppure Rkomi con “Nuovo Range” o Anna con “Ciao Bella”. 

 

Uno dei momenti più alti della serata? “Bimbi”, in live con i diversi componenti, tranne Ghali; nomento che molti si aspettavano, inoltre, è stato l’appello “Free Shiva” con l’esibizione del brano “Alleluia”. Dopo svariati pezzi tratti dai suoi progetti si è arrivati verso la conclusione, con anche una particolare interruzione del concerto con alcuni figuranti vestiti da militari che si sono calati dalla cima del palco con il suono e le immagini di un elicottero comparso sopra di noi. I rapper sono stati scortati nel backstage e arrestati nella finzione scenografica. 

 

In seguito sono stati riprodotti alcuni video del rapper insieme a Charlie Charles agli inizi della loro carriera e sul palchetto nel PIT, collegato al palco principale tramite una rampa, è stato portato un pianoforte a cui si è esibito proprio il producer di punta di Sfera. Con l’emozionante “Bottiglie privé” e alcune frasi proprio riguardo alla loro carriera e alla promessa di accedere a San Siro solo il giorno in cui avrebbero fatto lì un concerto, si è arrivati agli ultimi pezzi “BRNBQ” e l’iconica “Ciny”, con infine un bis di “Visiera a becco”. Nonostante qualche piccolo problema tecnico e alcune sbavature nell’esibizione, dovute sicuramente alla forte emozione, il concerto è stato davvero bello e intenso. 

 

La seconda serata è giunta con aspettative, se possibile, ancora più alte. L’inizio del concerto è stato allo stesso modo, i primi brani erano i medesimi. Poi si è arrivati al momento del primo featuring, e qui è giunto l’inaspettato: immaginavo che Tony e Side non ci sarebbero stati questa volta, e infatti la curiosità era proprio quella di capire quali ospiti avrebbe portato sul palco il giorno successivo. È quindi partito un beat impossibile da non conoscere, con un iconico “Skuuu” che mi ha riportato in pieno ai miei 16 anni: “Cartine Cartier” viene cantata sul palco con SCH che compare al fianco di Sfera sulla scenografia. Ok, questo non me lo sarei davvero aspettato!

 

Da qui ricominciano le esibizioni che si ripetono come la sera precedente, ad esempio “Mercedes Nero” con Izi e Tedua, oppure di nuovo Lazza con “Piove” e “G63”, ma non mancano altre sorprese, come “Peace & Love” insieme a Ghali: dentro di me l’emozione ammetto che è stata davvero forte. Comprendo che per chi non apprezza il genere trap, e non ha vissuto l’adolescenza durante il boom di questo genere musicale, è difficile comprendere cosa può significare vedere questi artisti esibirsi insieme sul palco di San Siro. Inoltre già immaginavo cosa sarebbe successo di lì a breve: “Bimbi”, questa volta completa di tutti quanti e non troncata nel pezzo di Ghali. 

 

Fra gli altri grandi assenti della serata precedente ma presenti in questa seconda data spicca Blanco, con cui è stata eseguita “Mi fai impazzire” e “Bon Ton”, insieme di nuovo a Lazza, oppure Guè con “Lamborghini” e “Cookies N’Cream” insieme ad Anna. Altra ospite femminile che immaginavo si sarebbe presentata è Elodie, con “Anche Stasera”. E, neanche a dirlo, dopo l’assenza della serata precedente, è comparso anche Marracash con “15 piani”, insieme ad un coro di bambini seduti sui gradoni della scenografia, intenti ad accompagnare il brano nelle parti corali: era successo anche la sera prima, ma senza il rapper di Barona. 

 

Verso la fine sì è ripetuto il momento toccante fra Sfera e Charlie, in cui entrambi hanno risvegliato nuovamente i ricordi del passato e sottolineato quanto quello fosse il momento preciso in cui fermarsi un attimo e rendersi conto di dov’erano arrivati. Infine la conclusione, con gli ultimi pezzi. 

Le due date di Sfera Ebbasta allo stadio di San Siro hanno davvero fatto da obbiettivo e meta per il rapper di Cinisello: “da niente a qualcosa, da qualcosa a tutto”. Questo è il motto con cui Sfera ha portato all’apice la BHMG, ed è decisamente ciò che ha voluto sottolineare durante questi concerti incredibili. 

 

Essendo i primi live di Sfera Ebbasta allo stadio di San Siro, alcuni piccoli errori tecnici si sono percepiti: minime dimenticanze di parole o piccoli ritardi nelle tempistiche dei brani. Ma nel complesso non è possibile giudicare in modo negativo l’esperienza di Sfera allo stadio, anzi. Complice anche le scenografie e le spettacolari esibizioni del corpo di ballo, lo show è stato davvero d’impatto. 

 

Complimenti Sfera, hai aggiunto un nuovo tassello fondamentale alla struttura portante del tuo percorso artistico. Vedremo fino a dove si spingerà il “chico di Cinisello” nella scalata del suo successo che, come mai prima d’ora, non sembra davvero avere fine.

 

 

 

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