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Siomòn.: “Spero di apparire dietro ciò che scrivo, e non viceversa” [INTERVISTA]

Spesso si sente il bisogno di esprimersi, ma non si trova il modo. Da qui nasce l’anonimato: una voce che contribuisce alla diffusione di idee ed opinioni, rimaste altrimenti mute.
Ne abbiamo parlato nella nostra intervista con il cantautore sardo Siomòn., attivo nel mercato discografico da ormai tre anni ma senza mai rivelare la propria identità: la sua analisi ci ha aiutato a comprendere i motivi di tale scelta, a poche settimane dall’uscita del suo ultimo album intitolato “Atterraggi di fortuna quotidiani“.


Ciao, benvenuto su Primo Ascolto.
“Atterraggi di fortuna quotidiani” è fuori da poche settimane, a conferma di un percorso discografico caratterizzato da una scelta peculiare: l’anonimato.
Perché Siomòn ha intrapreso questa via?

In questi tempi di apparenze e spasmodica ricerca di visibilità, nella musica si è persa forse l’abitudine di ascoltare e oramai diamo retta solo agli algoritmi. Sono cresciuto ascoltando dischi senza avere la benché minima idea di quali volti avessero certi artisti. Tuttora ho dei brani salvati sulle piattaforme digitali di gruppi o solisti a me sconosciuti. Non mi dispiace l’idea di districarmi su percorsi tortuosi e praticamente impossibili, riuscendo magari a farmi scorgere da pochissimi curiosi. Come coloro che magari immaginano la mia identità, io allo stesso tempo immagino quella degli ascoltatori. So che posso risultare come un reduce noioso a cui nessuno dà più ascolto, ma laggiù c’è un anche un unico interessato pronto a farsi raccontare ancora qualcosa. Questo non significa che sono affezionato al mio bunker e continuerò a lungo a lanciare segnali con le mie deboli frequenze. Sono qui, non ho mai scritto da nessuna parte non bussare. Spero in ogni caso di apparire dietro ciò che scrivo e non viceversa. Le canzoni, delle volte, sanno essere più sincere delle persone. A questo ho sempre creduto.

Il tuo nuovo long play è un progetto che parla a più riprese di affetti e di sentimenti: credi siano valori accentuati dal periodo storico che stiamo affrontando?

E’ un disco che racconta prevalentemente stati d’animo. In ogni traccia provo a descriverne uno. Spesso durano il tempo di un giorno, altre volte si allungano e diventano periodi. In un anno ne possiamo collezionare diversi. Abbiamo a che fare di continuo con affetti e sentimenti, ne siamo perennemente condizionati, è inevitabile. Anche quelli che conosciamo a fondo, il giorno dopo possono sembrare differenti e il nostro equipaggiamento di certezze non del tutto adeguato a gestirli. Spesso ci lasciamo guidare per un lungo percorso da quello che accade e improvvisamente decidiamo di deragliare da certe situazioni. Credo di aver detto già parecchio col titolo Atterraggi di fortuna quotidiani. Per me è un po’ come sfogliare un album fotografico. Mi auguro che qualcuno possa trovarci qualcosa in comune con le proprie esperienze.

Da padre, mi sono emozionato durante l’ascolto del pezzo intitolato “Da quando ci sei tu”. Nel brano racconti di come diventare genitore ti abbia salvato: ma da che cosa?

La sua nascita ha riscritto tante delle mie consapevolezze. Molti dei miei punti di vista hanno invertito rotta all’improvviso. Gli anni prima ho vissuto un periodo difficile: un lutto in famiglia mi ha portato interiormente alla deriva. Sono diventato cinico all’improvviso e guardavo ciò che mi circondava con cattiveria anche se il mio sguardo era capace di nascondere tutto e nessuno poteva notare i miei cambiamenti. Non ero più interessato alle emozioni e alle meraviglie, questo è stato terribile. Probabilmente avrei dovuto attendere ancora parecchio per ritrovare me stesso. Quando è venuta al mondo mia figlia ho riscoperto lo stupore, i desideri, il meccanismo perfetto e anche fragile del mondo. E’ come se avessi avuto la possibilità di apprendere tante cose dal principio, anche quelle più elementari, assieme a lei.
Mi domando spesso: “tu chissà da dove arrivi” e le do volentieri il mio tempo “per farlo diventare Sempre”. La vita è la combinazione di verità, fantasia e mistero. “Tenerti in braccio è un viaggio, credimi non vorrei scendere. So che presto spingerai per chiedere di crescere. Ho capito che siamo un segreto e che tutto durerà in eterno.”


Il tuo timbro vocale e la linea melodica, all’orecchio dell’ascoltatore, ti fa accostare a Luciano Ligabue: è un paragone che ti rende fiero oppure sono altri i tuoi punti di riferimento?

Non ho dei veri e propri punti di riferimento, ascolto tantissima musica italiana. Dalla, De Gregori, Battiato, Battisti, Guccini e il gigante De Andrè, saranno per me una colonna sonora inesauribile. Più che ammirazione nei loro confronti, la chiamerei proprio devozione. Hanno regalato a tutti qualcosa di straordinario. Sono stati i Queen a farmi perdere la testa da bambino e la curiosità poi mi ha spinto ad ascoltare tutto il resto. E’ stato incredibile scoprire tanta altra bellissima musica. Gli anni ’90, per l’indie e il rock italiano, sono stati un decennio musicale irripetibile. Da una parte Afterhours, Marlene Kuntz, Subsonica, Carmen Consoli, Bluvertigo, C.S.I. Dall’altra Litfiba, Negrita, Vasco Rossi, Gianna Nannini, Ligabue, Timoria. Ho diversi ricordi che si sono legati a brani di quel periodo. Essere paragonato a un’artista come Ligabue, che ha scritto numerose canzoni che tutti conoscono, lo ritengo un bel complimento.

Torniamo, prima di salutarci, sulla decisione di non rendere pubbliche le tue generalità: credi sia comunque possibile coordinare un eventuale attività live, oppure pensi che questa scelta possa portare delle preventivabili conseguenze? Raccontaci i tuoi obbiettivi, a livello prettamente artistico.

L’obiettivo principale è continuare a scrivere, non solo musica. In precedenza era uscito il primo disco Il manuale d’istruzioni della ruggine e il romanzo Sono dove sta la notte. Mi piacerebbe fare immediatamente posto a un nuovo progetto. Se dovessi incontrare qualcuno di veramente interessato a quello che faccio, assieme potremmo decidere di proporre la mia musica in giro. Non sono ossessionato dall’anonimato e non temo effetti collaterali. Se avessi avuto un minimo timore o qualche forma d’imbarazzo, sarei rimasto del tutto zitto, invece ho lasciato andare queste canzoni e adesso faranno quello che vorranno. Saranno più che altro loro a decidere per me.

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