
“Astoria” è l’album di esordio del trio romagnolo Spicy Knots composto da Niccolò Leone, Alberto Bartoli e Andrea D’Angeli, che attraverso la rabbia musicale dettata dal sound di vocazione punk e grunge affronta tematiche di ribellione e di quotidianità che portano il gruppo a cercare di uscire dai propri schemi, utilizzando lo sfogo musicale come arma.
La band nasce nel 2018 a Rimini dall’incontro tra i tre protagonisti su una spiaggia deserta; nel 2022, con il produttore Simone Sartini, decidono di evolvere verso un sound più pop ma sempre energico, pubblicando i brani “Elizabeth” ed “Aritmia”. nel biennio successivo lavorano alle tracce del loro primo long play, segnando così una nuova fase artistica più matura e curata.
“Pasternak”, brano d’apertura, ci lancia subito all’interno del mondo chiuso ed oppresso della band che sogna solamente di scappare dalle solite strade: la sensazione di non riuscire mai a muoversi dai propri passi segnati ci segue sempre come una spada di Damocle che non riesce ad abbandonarci, e non ci resta che guardare davanti a noi chi è riuscito ad andarsene, consapevoli che prima o poi riusciremo anche noi ad uscire dal tracciato autoimposto di chi pensava che, forse indicandoci una strada, avrebbe solamente fatto il nostro bene… O semplicemente dalla paura di sbagliare.

Un ritmo incalzante ci accompagna verso “Aritmia”, che ci presenta una visione totalmente diversa dell’ambiente circostante: ora siamo al centro del nulla, solo la musica ci circonda. Siamo costantemente alla ricerca di aria, che ci arriva solamente attraverso una melodia che ci impedisce di scendere nel nostro baratro: immagini del passato ci tornano in mente, tra momenti che ci radicano a terra e che ci impediscono di perderci, ma rimaniamo fermi sul posto, gridando un urlo muto mentre vorremmo spaccare tutto ciò che ci circonda; saltiamo qualche battito per la paura di non farcela, ma questa è solamente la prova che siamo ancora vivi. “Bar Lorena” ci rincorre nelle nostre notti insonni, e ci ricorda che “tutta la vita, rimpianti e lacrime”, ma riusciamo ad essere più forti delle nostre voci interiori e cerchiamo di non curarci dei giudizi altrui, continuando a seguire il flusso delle nostre idee, che non sempre sono dalla nostra parte; spesso ci trascinano in fondo ad un viale buio a riversare sull’asfalto tutte le nostre scelte sbagliate, regalandoci solamente corde vocali arrossate e brucianti.
Non è mai così semplice, nulla di ciò che vogliamo raggiungere lo è, ma “Prima che sorga il sole” riusciremo ad emergere dal nostro sonno di mostri mentre guardiamo i giorni che passano, mentre i nostri pensieri vagano dalla fine del mondo al fatto che “siamo soltato incubi nei sogni degli altri”, con cui non riusciamo a scambiare più di uno sguardo. “Elizabeth” ci prende per mano e ci porta lontano: abbandoniamo noi stessi per raggiungere un posto dove il tempo si ferma, che sia fisico o empirico, e riusciamo a rimanere in stallo, come in una eterna attesa di qualcosa che ci fermi, continuando ad andare avanti nonostante il vuoto accanto e dentro di noi.
Altroego si unisce agli Spicy Knots in “Solo un giorno”, e ci grida che per andare avanti possiamo e dobbiamo sbagliare: per migliorarci, per capirci, per riuscire a trovare una via d’uscita da tutto ciò che ci opprime: quanto è difficile rimanere al passo del mondo che intorno a noi gira così veloce, e rimaniamo stesi sul pavimento a farci sopraffare dalla vita piuttosto che vivere davvero. Siamo circondati dai nostri “Fotogrammi”, la nostra vita ci scorre davanti, ma siamo veramente noi i protagonisti? A volte cerchiamo di correre incontro a qualcuno che si allontana sempre di più, irraggiungibile, e proprio quando pensiamo che lo stiamo perdendo, ecco che ritorna, e noi di nuovo ricominciamo a correre. Ci guardiamo allo specchio riconoscendo dietro il nostro sguardo tutti i pensieri che ci ricordano quanto siamo un caso perso, e ci perdiamo nel vento delle possibilità, senza mai agire davvero.

Il tempo non ci guarisce mai del tutto, così “Underground” ci ricorda che una parte di noi è già morta, per tutte le delusioni, le paure, gli sbagli e i traumi che ci caratterizzano, e che non ci fanno dormire: ma “tutto è bene, quel che finisce”, dunque troveremo la pace solo alla fine. Si cambia totalmente stile con “Lumière”, brano meno cupo e più giocoso, quasi un film girato con una cinepresa di fine 1800 che segue le avventure di due innamorati; chiude il disco “Rosemary”, e decidiamo di rimanere a girovagare all’interno della nostra città, cercando di chiudere gli occhi e facendo sparire quella persona da cui non riusciamo a distaccarci, ma che non abbiamo mai sentito così distante.
“Astoria” è un progetto profondo e sentito, che racconta in modo chiaro gli Spicy Knots e la direzione che vogliono prendere unendo aggressività musicale e consapevolezza di scrittura, in costante bilico tra caos e lucidità, rassegnazione e speranza: un gruppo su cui mantenere alta, anzi altissima, l’attenzione.








