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Studio Murena – Notturno | Recensione | Primo Ascolto

Un viaggio infinito nel buio per riscoprire sé stessi: questa è la sensazione che ci provoca “Notturno”, il nuovo progetto discografico degli Studio Murena, che attraverso la sperimentazione musicale che li contraddistingue e che unisce jazz, rap ed elettronica, ci donano un disco sincero e viscerale, girando intorno alla verità come avvoltoi su una preda inconsapevole; la crescita esponenziale può essere solo intensa, e non tutti riescono a tenere il passo.

“Another Day with Another Sun” entra sussurrata dentro le nostre orecchie e ci presenta un momento di viaggio condiviso, fatto di città buie e silenziose, di sogni così vividi da sembrare la realtà, notti insonni piene di pensieri in vortice che non fanno altro che alimentare il nostro bisogno di esprimerci e di riscoprire di nuovo il sole, di un nuovo giorno. Isteria e autocomplicazioni in “Baba Jaga” momenti dettati da un amore tormentato e nero, come la paura del fallimento che ci circonda, spegnendo ogni luce e presentando il rapper 24kili che ci porta al limite della nostra pazzia, e allora cerchiamo di ribellarci verso il nostro stesso cervello, cercando la luce. “Nostalgia” ci accompagna mentre guardiamo il paesaggio fuori da questo mezzo che corre veloce in strada: ogni albero e filo d’erba ci ricorda momenti che ci tagliano con un coltello, ed è proprio in uno di questi istanti che la malinconia si arrampica tra le pareti della nostra testa e non ci abbandona per un po’; ci culla, ci abbraccia e quasi ci soffoca, ma riapparirà la luna, illuminando di nuovo le notti fredde di luglio, insieme alla tromba di Fabrizio Bosso.

Willie Peyote accompagna gli Studio Murena in “Tunnel”, e di nuovo facciamo quel salto nel vuoto che abbiamo dentro, dove prima c’era la parte migliore di noi, che ha fatto le valigie e se n’è andata, lasciando solamente una stanza spoglia che non possiamo fare altro che arredare con qualche lucina poco convinta. Non abbiamo più un posto dove nasconderci, non possiamo mettere una maschera ora che l’abbiamo fatta cadere: corriamo sempre verso quel luccichio che potrebbe sistemare tutto, ma stiamo correndo in tondo, inseguendo noi stessi mentre scappiamo dalla nostra stessa vita, ritrovandoci dentro lo stesso tunnel. Non sappiamo più la strada da prendere: è il momento di fermarsi. L’interludio di “Vienna” e il brano omonimo ci conducono verso un fiume ghiacciato circondato da lampioni spenti, perchè quando non abbiamo accanto la nostra luce personale tutto ci sembra governato dalle tenebre, ma quando siamo in due, possiamo unire le nostre ombre simili, alzando lo sguardo verso le stelle, trovando una luce comune che può illuminare il nostro percorso, insieme.

“Tre porte di paura” presenta un dialogo tra la psicologa interpretata da Valeria Perdonò ed il suo paziente, che ci racconta i suoi incubi ricorrenti. Traumi latenti che ci portiamo nel nostro inconscio da quando non riusciamo a muoverci da un posto, per quanto proviamo a correre, a quando gridiamo ma non esce un suono, fino ad arrivare al peggiore di tutti: il tempo che scorre e che non possiamo fermare mai, perché se ci proviamo sembra andare ancora più veloce. “Oskar Kokoshka” e la denuncia sociale del paese in cui viviamo è impreziosito dal sax di Riccardo Sala che ci ricorda che il nostro futuro è sempre incerto, e siamo sempre più arrabbiati, allucinati e demoralizzati, come ci racconta 24kili.

“Vai via” e gli archi di Rodrigo D’Erasmo ci guidano dentro una relazione che ci sta facendo più male che bene, in cui il dialogo non riesce più a risolvere la situazione: non sappiamo cosa vogliamo, non sappiamo come esprimere appieno i nostri sentimenti, e alla fine preferiamo chiuderci in noi stessi piuttosto che lottare. Mezzosangue raggiunge gli Studio Murena in “Fuori luogo”, quello che ci sentiamo ogni giorno in qualche situazione, sempre un po’ indietro, un po’ lontani da tutti gli altri, ma l’unico luogo in cui non ci sentiamo outsider è la musica e le rime che la compongono, perchè lì ci sentiamo a casa.

“Notturno” contribuisce alla crescita musicale e personale degli Studio Murena, che con la loro sperimentazione calcolata e le rime che provengono dalla parte più nascosta della loro anima ci portano attraverso un percorso fatto di ombre, alla ricerca della nostra luce.

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