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Super Topper – Super Topper | Recensione | Primo Ascolto

Pur essendo io invecchiato, il punk rock Made in Italy ha conservato un fascino particolare per le mie orecchie: sarà perché ci sono cresciuto, ma principalmente credo che sia dovuto al fatto che in questo tipo di musica ho sempre percepito la fame e la voglia di chi vuole esprimere le proprie emozioni, sia di ribellione che di sentimento.

L’omonimo album di debutto dei Super Topper, fresco d’uscita, conferma questa mia sensazione: il terzetto milanese ha già un’esperienza consolidata dentro questo mondo, ma per questa nuova avventura hanno deciso di farsi contaminare da una sperimentazione lirica e musicale che, in alcuni casi, si allontana da ciò che proponevano nella precendente vita musicale.

Il progetto esordisce con “Tu non ritorni”, un pezzo malinconico e riflessivo su cui si poggia il background musicale dei Super Topper: un punk rock diretto, più hardcore che melodico, sorretto da tenaci schitarrate ed un impostazione vocale volutamente grezza, tipica del genere.
Con “Va tutto bene”, dopo un lungo monologo strumentale, si palesa ciò che ci era stato anticipato dal comunicato stampa: il sound si fa meno assordante e l’introspezione delle liriche vanno alla ricerca del senso della vita, tra paure, dubbi e il blocco creativo che frena l’espressione personale. “Un altro come me” propone un dialogo intimo, quasi disperato, dove il protagonista si confronta con la solitudine, mentre “Brucia i ricordi” accantona provvisoriamente l’attitudine punk a favore di una ballad rock, adatta al tenore cupo delle riflessioni proposte che invitano a lasciarsi alle spalle il dolore e i rimpianti.

La malinconica “Solo per un attimo” riflette nostalgicamente sul desiderio di rivivere i momenti intensi e frenetici della gioventù, ma è con “L’inevitabile”che emerge la fragilità emotiva e la maturità dei Super Topper: il testo, bellissimo, vaglia con consapevolezza come la sofferenza sia parte integrante delle nostre vite, e come tale va accettata.
“Ballare” ci fa pogare tra le difficoltà relazionali, mentre “L’origine del male” è un pezzo colmo di simbolismi, musicalmente più variegato; l’hardcore melodico di “Il tuo richiamo” viene gemmato da un testo nostalgico che ripercorre una connessione sentimentale perduta, mentre la pacata “Magnolia” mantiene il mood malinconico tramite una descrizione fotografica della natura circostante, riuscendo a trasmettere (finalmente) un barlume di serenità, che fino a questo punto sembrava quasi un’utopia. Chiude l’album “Il più alto dei rami”: un pezzo coraggioso, dove l’amore per il prossimo viene impersonificato nella più grande potenza naturale esistente.

L’omonimo debutto dei Super Topper, secondo il mio parere, va annoverato tra le migliori scoperte del punk rock nostrano degli ultimi anni: è un lavoro musicalmente mai banale e collegato da un fil rouge emotivo e riflessivo, capace di affrontare tematiche personali e ponderazioni più universali. L’ultima band che mi ha lasciato qualcosa a livello emotivo come questo lavoro, nel punk rock di casa nostra, sono stati L’Invasione Degli Omini Verdi, ma stiamo parlando dello scorso ventennio, una sorta di epoca d’oro per il genere. Ma i Super Topper hanno cominciato a bazzicare nell’ambiente proprio in quel periodo, dunque non mi sorprende questo ottimo equilibrio tra sound e testi. Non ci resta che continuare a tenere d’occhio questi tre ragazzoni, anche in ottica live.

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