
Oggi più che mai la nostra voce ha il potere di raggiungere, in pochi secondi, un pubblico vastissimo: abbiamo quindi il dovere di usare questo potenziale per gridare ad alta voce ciò in cui crediamo. Questo diventa ancora più necessario quando ci troviamo davanti a una realtà distopica, in cui si tenta di nascondere e mistificare un’ingiustizia evidente come quella che il popolo palestinese sta subendo.
Nei secoli, l’arte si è sempre dimostrata il mezzo più potente per comunicare e custodire memorie, identità e ferite collettive contro la volontà di chi cerca continuamente di cancellarle. La musica non può restare in silenzio e sono tanti gli artisti che scelgono di usare consapevolmente la propria voce.
È il caso di TÄRA, artista italo-palestinese che trasforma la propria voce in uno spazio di memoria e appartenenza, costruendo un immaginario sonoro sospeso fra Oriente e Occidente, tradizione e contemporaneità.
Già dal titolo, il suo primo EP ‘’Zefiro’’ richiama qualcosa di invisibile, ma presente: il vento di ponente che attraversa confini, trasporta ricordi e connette luoghi lontani. Le sue origini palestinesi attraversano l’intero progetto senza essere mai raccontate in modo esplicito o retorico, ma emergono nelle atmosfere, nelle sonorità e nel senso costante di distanza e appartenenza. La famiglia e il legame con luoghi, vissuti spesso più attraverso il ricordo che attraverso la presenza fisica, diventano elementi centrali di una narrazione profondamente personale, ma allo stesso tempo collettiva.

Anche musicalmente “Zefiro” rifiuta qualsiasi confine preciso: l’EP intreccia influenze arabe, R&B e pop creando un immaginario sonoro fluido, capace di muoversi continuamente fra culture.
Il disco si apre immediatamente su una dimensione intima e vulnerabile: ‘’Mezzaluna’’ parla della distanza, una componente che ha sempre attraversato la vita di TÄRA, costretta a costruire un rapporto intermittente con la propria famiglia e con la propria terra: ‘’Chiamo a casa, casa non c’è. Cerco casa, casa dov’è?’’.
Segue ‘’Diaspora’’, probabilmente il brano più diretto dell’intero progetto: una parola che viene spesso associata alla condizione ebraica e che viene percepita come qualcosa di distante da noi. In realtà riguarda tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra e si riferisce anche ai tanti italiani che si spostano dal Sud al Nord. Il brano riflette sul sentirsi costantemente sospesi fra appartenenza e marginalità, mostrando come il concetto di “altro” possa esistere anche all’interno del proprio stesso Paese. Su questa dimensione si muove anche ‘’Yafa’’, un brano dall’altissimo spessore emotivo in quanto nasce dai racconti della terra della sua nonna. Una città che brucia sotto le macerie e che vive nei ricordi del suo popolo: ‘’E sarà una vittoria tornare laggiù dove il buio ha inghiottito il passato e i bambini giù al porto non giocano più: hanno contro un fucile puntato’’.

Anche se piuttosto breve, ‘’Zefiro’’ di TÄRA è un progetto artistico completo in cui ogni elemento, sonoro e visivo, è parte fondamentale di un immaginario estetico riconoscibile e identitario. La sua forza sta proprio nella chiarezza del messaggio, che rafforza le fondamenta del suo storytelling.








