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The Zen Circus – L’ultima casa accogliente [RECENSIONE]

I The Zen Circus hanno pubblicato lo scorso 13 novembre il loro undicesimo album, edito da Polydor Records e Universal e intitolato “L’ultima Casa Accogliente”.
Quest’ultimo progetto si riconnette al filone del neorealismo: i testi ci narrano di quella consapevolezza difficilmente accettabile che si prova, ad esempio, col distacco dall’adolescenza, oppure nel mondo del lavoro sempre meno gratificante.
L’intento dei The Zen Circus è quello di farci l’insofferenza dei cliché, la difficoltà a comprendere chi e cosa siamo, portando così a una sistematica rivalutazione della propria esistenza all’interno del contesto sociale e sottolineando l’importanza di ogni attimo della nostra quotidianità.
Nella strumentazione si può udire ancora la chitarra iperdistorta tipica della band, anche se quest’album si distacca dai precedenti progetti, abbracciando un rock macchiato da elementi new-wave (“2050”) e reminiscenze glam (“Bestia Rara”), fino a raggiungere la tradizione della musica leggera italiana (“Appesi alla Luna”), dando un’ulteriore nota di stile all’intero concept.
“L’Ultima Casa Accogliente” è un lavoro ben equilibrato: la strumentazione, anche se densa di elementi e di continui cambi di ritmo e tonalità, non ostacola mai il testo, il quale arriva all’orecchio dell’ascoltatore in maniera diretta, rendendo l’ascolto fluido e discorsivo.

TRACCIA PREFERITA: BESTIA RARA

TESTI
4/5
MUSICA
4/5
ORIGINALITA'
3/5

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