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Tommaso Buldini And The Decadence Club – Sottosuolo | Recensione | Primo Ascolto

 

“Sottosuolo“, il primo long play di Tommaso Buldini and the Decadence Club, è un lavoro che si distingue per la sua profondità filosofica e la sua audacia sonora. Nato dall’incontro tra il visual artist Tommaso Buldini e i musicisti Andrea “Kana” Guerrini e Riccardo Frisari, questo progetto audio-visivo fonde influenze dark wave ed electro contaminate con del post punk ed un cantato molto ipnotico, utile a creare un’esperienza immersiva e conturbante.

Il disco si apre con “Donna Uomo”, un brano che affronta temi delicati come gli abusi sessuali immergendo l’ascoltatore in un ambiente sonoro narcotico e disturbante. La title track, musicalmente più densa, esplora il lento declino di un individuo, offrendo una riflessione sul rimorso e il tempo sprecato, mentre la collaborazione con Lias Saoudi in “Linea di pensiero” aggiunge un tocco di funky dance a un tema inquietante come l’incesto.

Ogni traccia di “Sottosuolo”, complessivamente, è un viaggio attraverso gli aspetti più oscuri dell’esistenza umana. Le melodie trance di “Ballo” e l’attitudine magnetica di “Divano nuovo” affrontano rispettivamente la nichilistica maratona della vita e la depressione indotta da psicofarmaci, mentre “Ragazzo italiano” e “Decadence Club” esplorano l’annichilimento e l’incapacità di esprimere i propri sentimenti; “Il diavolo nell’armadio” parte con un approccio musicale sui generis avvicinandosi all’edm in corso d’opera, riflettendo il rapporto di Buldini con l’esoterismo.

La componente sonora è fondamentale in questo album, con sintetizzatori, drum machine e campioni che creano atmosfere decadenti e ritmi ipnotici. La breve “Estate”, caratterizzata da cadenze elettro punk, offre una riflessione brutale sulla casualità degli eventi, mentre “La preghiera delle api” chiude l’album con un atmosfera evocativa, portandoci dinnanzi ad un manifesto sulla disumanizzazione dei sentimenti e il tentativo di recuperare l’empatia.

In conclusione, “Sottosuolo” è un album che sfida l’ascoltatore a confrontarsi con le proprie paure e debolezze, offrendo al contempo una speranza di rinascita attraverso la comunità e la solidarietà. Un progetto che per tematiche scombussola il fruitore finale: minimale ed ambiguo, suadente e torbido, morbido e tagliente come lama di rasoio grazie ad un cantato che si propone come linea guida verso un’orizzonte indecifrabile, invitando ad una profonda riflessione sull’essere umano e le sue complessità.

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