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Tommaso Paradiso – Casa Paradiso | Recensione | Primo Ascolto

“Casa Paradiso” è il disco più coerente e consapevole della carriera solista di Tommaso Paradiso: un concept album che, pur senza rivoluzioni stilistiche, consolida la sua poetica pop tra nostalgia, quotidianità e un rinnovato senso di intimità.

Con questo lavoro il cantautore firma il suo terzo album da solista, rilasciato lo scorso venerdì per Columbia Records/Sony Music Italy: dieci tracce che si aprono come stanze di un’abitazione, in cui l’ex frontman dei Thegiornalisti mette in scena un ritorno alle origini, non tanto musicali quanto esistenziali. Il titolo non è casuale: “Casa” è il luogo fisico e mentale dove l’artista si rifugia, si racconta e si riconcilia con sé stesso, mentre “Paradiso” è al tempo stesso cognome e dichiarazione d’intenti.

Il disco si apre con “Lasciamene un po’”, uno dei due singoli apripista che ha già conquistato le radio con il suo ritornello catchy e l’andamento mid-tempo. È un brano che incarna perfettamente la cifra stilistica dell’autore: malinconia romantica, synth anni ’80 e un cantato che alterna confessione e slogan. Segue “Forse”, ballata dal sapore agrodolce che gioca con l’idea del rimpianto, uno dei temi ricorrenti dell’album.

“Tornare a casa”, terza traccia e cuore pulsante del disco, è un esempio emblematico: un inno alla semplicità, alla bellezza delle piccole cose, con un crescendo orchestrale che non sfocia mai nell’eccesso. La seconda metà dell’album si apre con “Goditela” e “Comunque splendido”, due brani che alleggeriscono l’atmosfera con un piglio più solare e disimpegnato, senza però rinunciare alla vena riflessiva. “70.000 voci” e “Citofonare Paradiso” riportano l’energia collettiva dei live, con cori da stadio e un’estetica che strizza l’occhio al pop da palazzetto, in vista del tour 2026 già annunciato.

Il momento più sorprendente arriva con “Ma come fanno i rapper”, in collaborazione con Setak: un divertissement metamusicale che gioca con i cliché del rap e li rilegge in chiave ironica e melodica, spezzando la linearità del disco ma senza risultare fuori contesto. “E non mi va” e “Spettacolo” chiudono il cerchio con due ballate che tornano sul tema dell’identità, del tempo che passa e della ricerca di un equilibrio tra passato e presente.

Dal punto di vista produttivo, “Casa Paradiso” è un lavoro pulito, levigato, dove ogni suono è al suo posto: la produzione privilegia l’equilibrio tra strumenti analogici e inserti elettronici, con un uso sapiente dei synth e delle chitarre riverberate. Non c’è spazio per la sperimentazione, ma non è questo l’obiettivo: in questo progetto Tommaso vuole rassicurare la sua fanbase, e ci riesce.

Il limite (se così si può definire) di “Casa Paradiso” è lo stesso che ne costituisce la forza: la coerenza. Già, perché se qui cercate una svolta stilistica o un cambio di passo radicale resterete delusi, mentre chi ha amato il Paradiso post-Thegiornalisti troverà in questo disco la sua espressione più matura e compiuta. È un album che vuole essere rivoluzionario e dunque, contestualmente, sa essere autentico, intimo e sorprendentemente cinematografico, oltre che contaminato dai costanti echi vintage su cui ruotano le composizioni: perché talento, nostalgia ed emozioni, in “Casa Paradiso”, sono una routine, e siamo certi che se ne accorgeranno anche in quel “Circo” del Festival di Sanremo.

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