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Tony Effe, Side Baby – CRACK MUSICA II | Recensione | Primo Ascolto

A dieci anni dal primo capitolo, Tony Effe e Side Baby tornano a riaprire il cassetto dell’immaginario che ha definito un’epoca: “CRACK MUSICA II” è un tentativo dichiarato di rievocare quell’estetica cupa, sfrontata e volutamente sopra le righe che rese la Dark Polo Gang un fenomeno culturale prima ancora che musicale.

Negli ultimi anni, però, le loro strade si sono divise e poi intrecciate più volte: Tony Effe ha consolidato la propria presenza nella scena mainstream con singoli di grande successo e collaborazioni trasversali, diventando una delle figure più riconoscibili della trap italiana. Side Baby, al contrario, ha attraversato un percorso più irregolare, segnato da pause, cambi di direzione e un ritorno graduale che ha mostrato una maturità diversa, meno legata all’estetica estrema degli esordi.

La Dark Polo Gang, come collettivo, si è progressivamente rarefatta, trasformandosi più in un marchio culturale che in un progetto attivo, mentre i singoli membri hanno costruito identità artistiche autonome. “CRACK MUSICA II” arriva quindi in un momento in cui la nostalgia per quel periodo è forte, ma la scena e le loro vite sono cambiate radicalmente.

Il disco si apre con “MODALITÀ DARK”, una vera e propria intro-manifesto che prova a riportare l’ascoltatore nel mood originario: atmosfere fosche, attitudine spavalda e quell’aria da culto urbano che aveva segnato il 2016. La continuità è immediata con “VATICANO”, che prosegue sulla stessa rotta mantenendo intatto il tono sacrale e decadente tipico del loro immaginario; in “BANCONOTE EURO” il denaro torna ad essere obiettivo, ossessione e motore narrativo, con il sample di Hell on Earth dei Mobb Deep che aggiunge un’aura classica e minacciosa, quasi a voler legittimare il pezzo come dichiarazione di intenti.

Con “CC2” i due rivendicano il proprio status, affiancati da Pyrex in un brano che sembra voler ribadire la genealogia della DPG; “PUNK”, cantata solo da Tony Effe, tenta un innesto di chitarre e sonorità più ruvide, ma resta in un territorio crossover che non ha nulla a che vedere con il titolo e, soprattutto, non tradisce la matrice trap. L’equilibrio si ribalta in “7 GIORNI SU 7”, affidata interamente a Side Baby, che qui si muove con un piglio più lirico e personale.

“MI PIACE” torna ai registri più tipici della coppia: preferenze, idiosincrasie, lifestyle raccontato con la loro consueta leggerezza. “POLO RALPH” affonda invece nel “droga rap”, con richiami espliciti, sia nel testo che nella produzione, a Il Ragazzo d’Oro di Guè, quasi un omaggio a un certo modo di intendere la strada; meno incisiva risulta “AS ROMA”, probabilmente il punto più debole del progetto.

Tony Effe torna protagonista in “ERD”, mentre Side Baby si prende la scena in “CARTA FORBICE SASSO”, brano che ripropone il loro modus operandi senza bisogno di troppe spiegazioni. “FOREVER” introduce un’atmosfera più atipica, quasi sospesa, per celebrare l’immortalità della loro unione artistica, mentre “MUSICA DA CONTRABBANDO”, con Zep, aggiunge un ulteriore tassello al mosaico, prima della chiusura elegante di “CASHMERE”, che opta per una produzione più raffinata e morbida.


“CRACK MUSICA II” è un disco che vive di contrasti: da un lato la volontà di recuperare le vibes del 2016 è evidente, e non sorprende che i momenti più riusciti coincidano con le produzioni di Sick Luke, ancora una volta fondamentale nel ricreare quell’alchimia irripetibile; dall’altro, il contesto è cambiato: l’ambiente, l’attitudine e il mito della DPG appartengono a un periodo storico preciso, difficilmente replicabile oggi, soprattutto con una vita personale e familiare completamente diversa alle spalle.

Tony Effe rimane fedele al suo stile, immutabile nel bene ma purtroppo anche nel male. Side Baby, invece, mostra un’evoluzione lirica più evidente, pur senza riuscire, almeno qui, a conquistarsi un nuovo spazio d’ascolto duraturo. “CRACK MUSICA II” è un ritorno nostalgico, a tratti efficace, a tratti anacronistico: un album che parla soprattutto a chi c’era allora, più che a chi ascolta oggi.

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