
Santangelo è oramai giunto ad una maturità nuova, frutto di un percorso che negli ultimi anni ha trovato direzione, voce e consapevolezza.
“Ultimi Innamorati” conferma questa crescita: un brano che illumina l’incertezza dei primi incontri e la fragilità delle emozioni iniziali, terreno spesso ignorato dalla musica italiana. In questa conversazione, l’artista ripercorre evoluzioni, influenze, radici e prospettive, lasciando intravedere il futuro del suo brillante progetto discografico.
Ciao Angelo, benvenuto su Primo Ascolto. La release di “Ultimi Innamorati” è andata a certificare ulteriormente la verve creativa del tuo recente percorso artistico: il testo mi ha sorpreso positivamente, perché narra l’incertezza dei primi incontri, un territorio fragile e poco esplorato nella musica italiana. Da dove è nata la necessità di raccontare proprio quel momento?
Ciao a tutti e grazie per avermi accolto.
“Ultimi innamorati” nasce dalla voglia di raccontare le sensazioni dei primi momenti di un rapporto. Ho immaginato un viaggio in auto, tornando a casa dopo la prima uscita, dopo il primo bacio: proprio lungo quella strada ho cercato di racchiudere dubbi e perplessità che, almeno per me, spesso emergono in quelle situazioni.
“Piatti Sporchi” e “Ultimi Innamorati” sembrano appartenere allo stesso universo emotivo. C’è un filo narrativo che lega questi brani, o sono fotografie indipendenti dello stesso periodo?
In realtà “Riprovo”, “Piatti sporchi” e “Ultimi innamorati” sono collegate tra loro. Hanno un unico filo conduttore, ma con sfumature diverse a seconda della fase del rapporto. “Ultimi innamorati” rappresenta l’inizio, mentre le altre due sono quasi lo specchio l’una dell’altra: da una parte la scelta di riprovarci, dall’altra quella di andare via. Ognuna racconta una possibilità diversa all’interno di una relazione.

Dopo anni di sperimentazione, nel 2025 è sorta in te una fase “più consapevole”, che personalmente ho percepito da “Come va a finire” in poi: ho notato più controllo, meno vulnerabilità ed una maggior capacità di accettare ciò che la vita ci riserva. Ti trovi d’accordo con il mio pensiero?
Sono ancora in evoluzione: nella musica credo non ci si fermi mai. “Come va a finire” racchiude sicuramente un punto chiave della mia fase artistica. Da lì in poi ho iniziato a sentire che le cose stavano andando sempre più nella direzione che volevo, come se mi avesse aperto una visione che prima non avevo ancora trovato.
Anche il tuo approccio alle liriche è mutato recentemente: qual è stato il momento in cui hai capito che la tua scrittura stava cambiando direzione, e cosa hai dovuto lasciare indietro per arrivare alla versione di te che ascoltiamo oggi?
Negli anni ho messo tanto studio e tanto impegno per capire chi fossi artisticamente. Non è facile rimettersi ogni volta in gioco e in discussione, ma crescere e maturare significa anche questo. Vale nella musica, così come nella vita.
Mentre ripassavo la tua discografia ho colto diverse influenze: dall’indie pop nostrano in primis, ma anche dal cantautorato, sia quello storico che quello più recente (in “Come va a finire” mi hai ricordato Jovanotti). Pensi di poter citare degli artisti che hanno plasmato in maniera importante il tuo stile?
Mi piace ascoltare musica di qualsiasi genere. Sicuramente porto dentro il cantautorato italiano e cerco sempre di inserirne un pezzetto in ogni canzone. Non ho un artista di riferimento preciso: credo sarebbe limitante per uno come me, che è ancora in continua evoluzione.

Che rapporto hai invece oggi con Caserta, e quanto ha influenzato la tua identità?
Caserta è una città che mi ha visto crescere artisticamente fin da ragazzino, tra locali e tanta gavetta. Spero che la musica dal vivo, insieme agli artisti emergenti, possa tornare in primo piano come qualche anno fa: ultimamente è diventato tutto piuttosto limitante sotto questo punto di vista. Mi piacerebbe, un giorno, organizzare un grande live proprio nella mia città.
Ci hai anticipato di essere al lavoro su un nuovo pezzo: avrà le consuete sfumature sentimentali oppure ti sposterai su tematiche inedite?
Il nuovo brano ha un taglio un po’ diverso rispetto agli altri. A volte facciamo fatica a riconoscerci, forse perché ci sentiamo insoddisfatti o incompresi proprio da chi dovrebbe amarci o capirci. Alla fine, però, dobbiamo sempre fare i conti con noi stessi: è proprio trovando forza dentro di noi che possiamo rialzarci, andare avanti e continuare a vivere.
Il tuo percorso artistico si è sviluppato principalmente nell’ultimo biennio. Ti faccio un’ultima domanda, prima di salutarci: credi siano maturi i tempi per un progetto discografico più esteso?
Sto lavorando proprio su questo: spero di riuscire presto ad abbracciare, finalmente, un mio disco.








