
Novella è tornata con “Gioconda”, uno dei brani più profondi e simbolici del suo percorso artistico: nato anni fa e cresciuto insieme a lei, il pezzo attraversa trasformazioni sonore e interiori, diventando il luogo in cui fragilità, desiderio e accettazione si incontrano.
“Gioconda” è un dialogo con sé stessi, un viaggio nelle crepe che diventano bellezza. Da qui parte la nostra conversazione con Novella, per esplorare il suo cammino creativo e la visione che anima non solo il nuovo singolo, ma anche il suo primo EP “Evoluzione”, in uscita il prossimo venerdì.
Ciao Novella, bentornata su Primo Ascolto. Pochi giorni fa è uscito un brano che hai portato in giro per anni prima di pubblicarlo: cosa ti ha fatto capire che questo era finalmente il momento giusto per farlo uscire?
Mi ricordo di essere andata in uno studio di registrazione a Torino due o forse tre anni fa. Ho iniziato a produrre il brano, ma per quanto fosse bravo il produttore di allora, era come se ancora non avessi trovato la mia chiave sonora né la mia strada. Gioconda era un’idea, ma mancava qualcosa, non era completa, non si esprimeva al cento per cento, infatti ricordo di averla finita di scrivere solo un anno fa, quando ho aggiunto lo special, lì ho capito che l’attesa era stata necessaria. Fino ad allora mancava un pezzo del puzzle e lo sentivo. Oltre al fatto che poi quando mi sono trasferita a Milano e ho trovato il produttore con cui finalizzare i miei brani, SeeMaw, mi sono sentita subito spinta a mandarli avanti, sentivo che quello che stavo facendo era giusto.
Ammetto che il testo mi ha particolarmente (e positivamente) sorpreso, nonostante ultimamente ci stai comunque abituando piuttosto bene: quando hai scritto che tipo di persona eri rispetto a quella che sei oggi?
Ti ringrazio molto, per me il testo è la parte più importante della canzone, ovviamente anche la musica lo è altrettanto, ma essendo nata dalla scrittura per me è fondamentale lavorare bene ad un testo, mentre scrivo mi sento come se stessi scolpendo una statua o come se stessi cucendo un vestito per un’occasione importante, quindi mi fa davvero piacere. Beh, come ti dicevo la scrittura del brano è iniziata forse 3 anni fa e finita un anno fa, c’è dentro parte della mia evoluzione. Sicuramente quando l’ho scritta e ideata per la prima volta ero una persona molto più insicura e piena di problemi da risolvere, oggi forse li lascio un po’ più scorrere rispetto a prima.

Il brano mette in scena due parti della stessa persona: all’epoca, durante la stesura, è stato complicato dare voce a entrambe senza che una sovrastasse l’altra, oppure è sorto tutto in maniera abbastanza fisiologica?
Diciamo che è strana come cosa, ma il brano mette in scena due parti della stessa persona e allo stesso tempo due persone diverse: c’è questa particolare dicotomia all’interno, diciamo che è stato naturale iniziare a scriverlo e poi è stato più complesso terminarlo cercando di non perderne il senso. Infatti lo special è stato aggiunto dopo anche un po’ per questo, ma anche perché sentivo che al brano mancasse qualcosa di positivo, e come avviene spesso nelle mie canzoni, anche questo special ha un risvolto pieno di luce, infatti è la mia parte preferita del brano : ‘’vorrei sapessi che nei musei troverebbero un posto perfetto per te, le lacrime che uniscono i nei non sanno che il mondo sta aspettando te’’. È come se fosse un abbraccio che ho voluto scrivere per me stessa.
Hai scelto di affidare il titolo del brano a La Gioconda: un’immagine potentissima, quasi archetipica. Ha un significato particolare per te, al di là del riferimento artistico? Nel brano canti la ‘’tua vita stropicciata da uno schema di società”: qual è lo schema che senti più distante da te?
La Gioconda per me non ha un significato in particolare, anche se ora che ci penso, l’ho sempre vista come una donna indipendente e consapevole del suo valore, anche un po’ menefreghista se vogliamo, che inconsciamente come vorrei essere io. Forse per questo mi è venuto in mente di citarla, per una volta ho pensato, forse anche l’arte quando passiamo davanti si stupisce e ci ammira. Per quanto riguarda invece lo schema più distante da me, che è anche quello a cui mi riferisco nel brano, è quello di vivere la vita come se fossimo delle formiche che devono costruire il proprio formicaio, fare tutto a degli orari specifici, stare tutto il giorno a fare un lavoro che spesso non ci apporta nulla all’anima, tornare a casa distrutti e riiniziare il giorno dopo. Anche il fatto di dover seguire un percorso come scuola, università, per me è assurdo averlo fatto senza ragionarci troppo, solo perchè a scuola sembrava che dovessi farlo per forza. Com’è altrettanto assurdo che nessuno ti chiede cosa ami fare veramente quando sei al liceo. Per questo nel mio piccolo vorrei rivoluzionare almeno il mio modo di vivere, e per lo meno cercare di vivere di quello che mi fa sentire bene e che mi fa sentire viva, non una marionetta guidata da qualcun altro.
Credi che ‘’Gioconda’’ possa svolgere un ruolo più importante nel percorso che anticipa ‘’Evoluzione’’, oppure lo metti al pari con le release precedenti?
Sicuramente “Gioconda” svolge uno dei ruoli più importanti, ma diciamo che è l’insieme dei brani che si intreccia a creare qualcosa di unico. Penso che con questo primo progetto si potranno vedere più lati di me: quello più malinconico, ma anche quello più ironico e spirituale.

Sono stato davvero contento di trovarti venerdì nel New Music Friday di Spotify, è la dimostrazione che, a volte, la qualità e la costanza pagano. Ti ha sorpreso il fatto di ritrovarti nelle principali playlist editoriali della piattaforma?
Grazie di cuore! Questo progetto sta andando bene, ci è finita anche “Baby Boom”. Diciamo che più che sorpreso, mi ha fatto piacere, mi ha fatto sentire in parte ripagata per quello che sto facendo, ma ovviamente si tratta solo di una piccolissima parte di traguardo in questo mestiere così complesso e magnifico allo stesso tempo. La mia gioia più grande sarà riuscire a fare dei bei tour in futuro. Ho già qualcosa in pentola!
La volta scorsa abbiamo racimolato, in chiusura, qualche informazione aggiuntiva su ‘’Evoluzione’’, mentre questa volta voglio concludere con una domanda Marzulliana: guardando indietro, cosa diresti alla Novella che ha scritto la prima versione di ‘’Gioconda’’?
Sicuramente le direi di non avere paura, che fa bene a ragionare tanto sulle cose, ma che può anche lasciarsi andare un po’ a volte. Le direi anche di seguire sempre il suo istinto, perché è quando lo fa che accadono le magie. Grazie mille per l’intervista!








