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Tra karma e filosofie esistenziali, alla ricerca della bellezza: alla scoperta di Marta dell’Anno [INTERVISTA]

Oggi ci immergiamo nell’universo musicale di Marta dell’Anno, anima libera della scena indipendente italiana. Il suo nuovo album, “Tempo di Metamorfosi, di Sante e di Madonne“, ci guida attraverso 12 tracce ispirate: un equilibrio magistrale tra cantautorato e jazz.
Un progetto in cui esplorare la maestria compositiva, la profondità testuale e gli arrangiamenti raffinati, che definiscono il settimo capitolo discografico di questa talentuosa violista, cantante e autrice pugliese.

Ciao Marta, benvenuta su Primo Ascolto. “Tempo di metamorfosi, di sante e di Madonne” è fuori da pochi giorni, e stando a quanto letto sui tuoi profili social è un lavoro di cui vai molto fiera. Quanto è difficile trovare sempre nuovi stimoli dopo aver rilasciato così tanti progetti inediti?

Ciao e intanto grazie mille per aver preso del Tempo per me. Difficile non è, avere stimoli sempre nuovi intendo. Se si continua ad alimentare la propria curiosità, continuando a leggere, ad informarsi, ad ascoltare musica e parole, ad andare a concerti che possiamo prevedere ed altri totalmente fuori da ogni nostra prospettiva. Mi intriga il mondo, le anime che lo abitano, fatte di storie e storiellette, tutte uguali e quotidiane, alla ricerca costante della ricostruzione dei soliti archetipi. Mi intriga sapere che ci sono anime che ricercano il caos, generatore di altre storie, anime che funzionano per inerzia, altre che cercano la distruzione. Il mondo è fatto di storie da ascoltare e storie da costruire.

Se dovessi riassumermi in poche parole questo lavoro, quali terminologie utilizzeresti?

Ricco di storie, appunto. Romantico – distopico , per utilizzare due aggettivi. Cucito a punti Frankenstein, da una persona che non sa cucire. Ho ricucito le mie storiellette di metamorfosi, in un periodo storico complesso, al meglio delle mie possibilità di donna, incarnando per ME stessa l’archetipo di Madonna, in passione e compassione, per poi distruggere e ricostruire il tutto. Non sono una Santa e non voglio essere beatificata, voglio sbagliare sapendo di aver osato.

Sei sempre stata un’artista molto prolifica, sia a livello di release che di performance dal vivo: è stato complicato far coesistere le due cose durante il concepimento di quest’ultimo album?

La concezione è stata naturale, sebbene il periodo storico mondiale fosse in depressione cosmica. O per lo meno, lo era anche la parte ricca del Pianeta, moralmente, come se stessero per arrivare gli Zombie da un momento all’altro. Era tutto di un tragicomico epocale, le file per la farina e la carta igienica, lo strapparsi rotoli di mano, tossendo sotto la mascherina… Mi viene sempre in mente Massimo Troisi, che diceva, parlando di pene d’amore, “la pena d’amore non serve a niente, tranne al Cantautore per scrivere ‘e canzon’ ’” Ecco, c’era una pena d’amore generale, esagerata, in apparenza molto più paralizzante di tutto quello che succede in questi giorni. A confronto eravamo improbabilmente ridicoli! La condizione del Pianeta non è di certo migliorata. Ho sempre continuato a suonare, anche durante il Covid, in formati speciali, pubblico distante, pubblico in alto, mascherine una settimana, senza mascherine la settimana dopo. Ci siamo inventatə passeggiate nel Quartiere, qui a Parigi, per poter suonare all’aperto e mille altre formule. L’album è frutto di tutto questo, e della sua attenta confezione e registrazione tra il 2021 e il 2022, grazie all’impegno di persone preziose che mi hanno affiancata senza sosta. Una tra tutte Andrea Marchesino, chitarrista e arrangiatore del disco, oltre che autore e compositore di due brani e realizzatore di sogni. Feliciano Chiriaco, fonico instancabile, sempre disponibile. Léonard Mule, fonico delle registrazioni e del missaggio, con il quale collaboro da dieci anni, e che ha seguito quasi tutta la mia produzione discografica. Giulia Grassi, la magnifica pianista del disco, sempre presente, e tutte le musiciste e i musicisti che hanno cucito il suono di questo disco, insieme. Credo fermamente nella rete, costruita insieme.

Rimaniamo in ambito live. Se nel mainstream la legge la fanno i numeri sulle piattaforme streaming, nel tuo caso conta più di tutto l’attività dal vivo. Come riesce Marta Dell’Anno ad ottenere così tante date?

Ho diversi progetti musicali, in duo, in trio, ed ora anche in quintetto. Per alcuni, come Tascabilissimo, in duo con Victoria Delarozière, abbiamo una produzione, Plus Plus Production, con una persona incredibile, Denis Poulin, che si occupa della diffusione del progetto e della ricerca di date. Per gli altri progetti l’autoproduzione è arrivata non per scelta, è faticosa, perché prevede un lavoro altro, che non dovrebbe appartenere alla sfera della musica suonata, ma che lascia spazio ad una libertà e ad una vita brulicante di incontri.

Quali sono i cantautori italiani più celebri a cui ti senti maggiormente legata? Oltre a Nico Fidenco, ovviamente…

Nico Fidenco assolutamente!
Amo Pino Daniele, ”Che Dio ti benedica” è un album al quale mi sento molto legata. Lo trovo nostalgico e da pugno nello stomaco. Seguo Cristina Donà, non in maniera forsennata, ma ho delle sue canzoni che porto nel cuore. Altrimenti in questo momento risuona “Amore impossibile” di Tiromancino a casa, le mie figlie adorano questa canzone!

Fin dalla giovane età hai sempre viaggiato molto, il che ha impreziosito il tuo bagaglio linguistico e culturale. C’è un posto che hai visitato a cui ti senti maggiormente legata, anche musicalmente?

Sono legatissima al posto più lontano che potessi immaginare a sedici anni, quando ho scelto di fare il mio primo programma di scambio interculturale. Sei mesi a testa in giù, nell’Isola del Nord, della Nuova Zelanda. Ho frequentato la Gisborne Girls High School, vissuto in una famiglia ospitante, che ancora oggi, considero come una vera famiglia di scelta e non di sangue. E poi Barcellona, una decina di anni dopo, che considero casa non appena ci rimetto piede, in aeroporto, con quell’odore di Big Babol alla fragola!

Prima di salutarci ti chiedo: cosa dobbiamo aspettarci, a livello artistico, dal futuro a breve termine di Marta dell’Anno?

Mi aspetto tutto e niente. Ho imparato, col TEMPO, che nel momento in cui non ti crei aspettative, le cose arrivano comunque, e riesci a coglierne il loro splendore. È un esercizio faticoso, che mira alla cura delle piccole cose, dei piccoli gesti, dei concerti intimi con poche persone, ricercando la bellezza. Grazie mille per tutte queste domande!

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