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Tra rap e psichedelia: Mengo T ci racconta “Cartoline”, il suo nuovo progetto [INTERVISTA]

Il 20 dicembre si è materializzato, sulle piattaforme streaming, un progetto che è un vero e proprio viaggio nella mente dell’artista pugliese Mengo T: il suo EP “Cartoline“, prodotto da Marco Meledandri e pubblicato da Trulletto Records, propone infatti un rap anomalo composto da 4 tracce quasi interamente suonate, arricchite da linee di basso ruvide e riff di chitarra psych.

Mengo T, alias di GrannySmith del duo SottoTorchio, porta con sé una lunga militanza nel panorama hip hop italiano: lo abbiamo intervistato, per comprendere al meglio l’esperienza sonora autentica di un lavoro che fonde influenze autobiografiche e sperimentazione musicale.

Ciao, benvenuto su Primo Ascolto. Da poche settimane è fuori “Cartoline”, il tuo nuovo EP: possiamo considerarlo un progetto parallelo a quello (già ben avviato) con i SottoTorchio oppure va preso come una vera e propria rinascita artistica?

Nessuna delle due cose. Forse entrambe. SottoTorchio non morirà mai, anche se non siamo più attivissimi come duo da qualche anno. Questo però è il primo lavoro in cui sono solamente io a scegliere linguaggio, temi, immagini. Ci sto prendendo gusto.

Cos’ha ispirato il concepimento di “Cartoline”, sia a livello concettuale che musicale? Definirlo un EP rap è riduttivo…

È un EP di musica psichedelica. Il mio percorso è molto legato al rap e ai sound system, quello di Marco invece più rock e blues. Questa cosa non ci ha mai impedito di ascoltare insieme una infinità di musica e, quindi, di avere le idee molto chiare su cosa volevamo fare. Quanto ai contenuti… siamo uomini del rinascimento.

Invece la conoscenza con colui che ha curato la sezione strumentale del lavoro, ovvero Marco Meledandri, da dove sorge?

Molto semplicemente dai parchetti e posti simili, primi anni 2000. Poi tanti amici comuni negli anni, tanti concerti, drammi, gioie… il servizio completo. A un certo punto, dopo qualche anno di distanza, Marco stava lavorando al suo progetto solista, Bodah, e nello stesso periodo credo di aver ripreso a scrivere del rap. Da lì partono le avventure che, in buona parte, sono raccontate nel nostro EP.

Ultimamente stiamo ricevendo con piacere molti progetti nostrani underground, il che dovrebbe essere un sintomo positivo: credi che il rap italiano sia in buona salute?

Ascolto pochissimo rap italiano, ho gusti molto difficili e trovo che tutto sia in ritardo di dieci anni buoni, nonostante oggi sia molto più facile sapere cosa succede musicalmente in posti come America o Regno Unito. Credo che il problema abbia molto a che fare con il fatto che siamo un Paese in cui parliamo sempre peggio la nostra stessa lingua.

A proposito, negli ultimi mesi è salito alla ribalta a livello mainstream un rapper pugliese, Kid Yugi, che fa delle liriche forbite il suo punto di forza. Se ti chiediamo tre artisti italiani su cui dovremmo concentrare le nostre attenzioni, chi citeresti?

Ecco, ovviamente le eccezioni per fortuna esistono e lui è senz’altro uno forte. E usa pure dialetto e slang della nostra regione. Decisamente poi i miei amici Novembre 87, un trio con un’energia gigante, tra poco fuori con il loro secondo disco. E so che Blaze, sempre delle mie parti, ha un progetto pronto in cui ci sarà anche un mio beat.

Ultima domanda, prima di salutarci: riuscirai a portare “Cartoline” in live nel prossimo futuro? Magari suonato dal vivo: sarebbe fantastico, no?

L’idea è quella. Al momento, mentre prepariamo uno show con i musicisti che hanno lavorato all’EP, continuo a girare con i miei set in cui, quasi sempre, ci scappa un po’ di rap in diretta.

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