
Davide Petrella, in arte TROPICO, con “Soli E Disperati Nel Mare Meraviglioso” ritorna ad accompagnarci durante le nostre giornate grigie con la sua innata abilità di insinuarsi dentro di noi: lo fa attraverso la sua scrittura eternamente romantica e profonda, unita ad un sound tra il pop e la ballad e coadiuvando italiano e napoletano, passando sapientemente da uno all’altro.
L’approccio strutturale di questo lavoro è ben definito, con una produzione musicale che si avvale di arrangiamenti curati che alternano momenti di intensità dinamica a sezioni più intime, creando un equilibrio armonico che sostiene i testi. Dal punto di vista compositivo, i brani si destreggiano tra tematiche esistenziali e relazionali attraverso un linguaggio lirico mai banale, supportato da melodie che enfatizzano le variazioni tonali e il fraseggio vocale. La presenza di collaborazioni strategiche, come quelle con Achille Lauro, Calcutta, Ghali e Bresh, contribuisce a diversificare il tessuto sonoro e a rafforzare l’architettura dell’album, offrendo diversi registri interpretativi senza compromettere l’unitarietà del progetto.
Apre il disco il brano omonimo, che inizia a condurci su una barca in mezzo al mare, cullati da quella sensazione di abbandono verso quello che potrebbe accadere: siamo curiosi e in attesa, e anche se questo momento dovesse finire, ricorderemo per sempre questa sensazione di incertezza davanti al mare sconfinato, con la persona giusta per quel momento, accanto. Achille Lauro entra nel mondo di TROPICO in “Per Te Per Sempre”: una ballad da brividi in cui non riusciamo a capacitarci di come siano finite le cose, con questo sentimento che ci trafigge ancora anche se ci sembra d’incontrare solamente un muro dall’altra parte. Siamo consumati da noi, dalle emozioni, dai gesti obbligati: ma alla fine tutto quello che importa all’interno di una relazione è la presenza costante di un cuore affine al nostro, per farli battere all’unisono.

Ci sentiamo abbandonati dalla felicità, in quei momenti in cui alla nostra tristezza aggiungiamo altro dolore autoinflitto, per soffrire meglio, ma le chiediamo “Felicità Non Andartene”: la cerchiamo quando ci asciughiamo le lacrime, quando abbiamo bisogno di una luce che ci conduca fuori dal nostro tunnel, quando non vogliamo più rincorrerla ma abbiamo bisogno di lei, del calore che ci avvolge quando proviamo quel sentimento così effimero, che basta un soffio e vola via. Una dedica sospirata che ci fa sognare e ci fa naufragare verso “A Vita Pe Mme”, che continua ad accarezzarci dolcemente, nella nostra ricerca disperata di compagnia, di anime affini che possono dormire insieme a noi.
Torniamo bruscamente alla realtà con “Naufragare”, che con un ritmo pop incalza i nostri pensieri e ci ricorda che l’unica cosa di cui possiamo fidarci è il mare, che riesce a riconnetterci con i nostri pensieri, riportandoci ad una vita normale (che poi, cosa vuol dire normale?). Ed è subito “Sabato Sera”, con Calcutta che accompagna Davide dentro una solitudine bianca come la neve, mentre i pensieri vorticano attorno a noi, sempre per metà dentro dei guai che sembrano insormontabili ma che si sgretoleranno al buio, quando riusciremo a metterli davanti ad una realtà che non esiste solo dentro la nostra testa. “Meno male che non c’è cultura, così almeno non ci fa paura credere alle favole”: voliamo sulle sottili denunce politiche del pezzo e non possiamo fare altro che riflettere sul mondo in cui viviamo. Come riusciremo a salvarlo?
TROPICO ci suggerisce “Nun Ce Pensà Cchiù” e denuncia la situazione musicale attuale, di quanto sia importante apparire e fingere per essere portati in alto nelle classifiche, e di quanto sia meglio lavorare per sé stessi piuttosto che per scalare le hit parade: la musica che ci salva difficilmente si trova nella top 10 attuale. Vogliamo solo “Cancellare” il dolore che non ci passa mai e Nayt ci conferma che, a volte, dobbiamo stare con noi stessi per ritrovarci tra gli altri e dimenticarci di quella “Vita” che non riusciamo più a dimenticare. La vita va avanti ma noi no, ritorniamo sempre dai “Pink Floyd” insieme a Ghali che ci consente di essere felici anche di lunedì mattina, con le giuste vibes.

Siamo davanti ai nostri pensieri e “Demolirsi Al Bar” ci consente di fantasticare su vite diverse, fuori dalla città opprimente, con un cuore che batte piano; ma è solo con “Morricone” che ci imponiamo di muoverci, cercando di recuperare i pezzi del nostro cantiere distrutto: non vogliamo più piangere e salutiamo quell’amore impossibile per “Tornare A Casa”. Bresh si unisce a TROPICO per farsi delle domande, chissà se abbiamo fatto le scelte giuste: chissà se questa è la vita che ci meritiamo o solo quella che ci siamo scelti per farci del male, ma sono “Cose Ca Nun Saje”. Non si vive per il lavoro, ma siamo sempre a girare intorno alle stesse cose, e “Si Nun Me Vuò Bene Cchiù” non possiamo fare altro che dare ragione alle nostre sensazioni. Troviamo tutti gli “Infiniti Modi Di Rovinare Tutto” e, alla fine di questo disco che ci ha aperto l’anima, speriamo di non raggiungerne altri, ma siamo sempre noi che corriamo e corriamo, senza riuscire a fermarci un secondo: non possiamo assolutamente perdere o perderci, ma alla fine dovremmo solamente scendere da queste montagne russe autoimposte.
TROPICO con “Soli E Disperati Nel Mare Meraviglioso” ci fornisce le armi per superare la solitudine e la frenesia di questi giorni, che non ci permettono di gioire per le piccole cose: vogliamo sempre di più, ma tutto quello che dovremmo fare per essere felici è passare un’ora, in silenzio, davanti al movimento ipnotico delle onde. Magari, con un altro cuore accanto.
Traccia preferita: Infiniti modi di rovinare tutto








