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Tutta la determinazione di Sparta, artista tanto ambizioso quanto “Lunatico” [INTERVISTA]

Tra i tanti artisti che passano dai nostri canali Sparta è senza dubbio uno di quelli da tenere maggiormente d’occhio: c’è brama, c’è energia ma soprattutto c’è la capacità di destreggiarsi, nelle parole come nella musica.

Circa un mese fa è uscito “L’ultimo cassetto“, il suo primo long play, seguito da “Lunatico“, nuovo singolo rilasciato da pochi giorni: ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda, anche per conoscere dei dettagli aggiuntivi su un progetto che è riuscito a conquistare la nostra redazione.


Ciao Francesco, benvenuto su Primo Ascolto. Pochi giorni fa è uscito “Lunatico”: una release che sinceramente non ci aspettavamo, considerata la recentissima pubblicazione della tua prima raccolta d’inediti. È un brano che hai concepito a progetto già ultimato?

Ueue! Ciao a tutti e grazie per avermi qua. La cosa che in pochi sanno è che “L’ultimo cassetto” si è riempito nell’arco di 5-6 anni. Il progetto è stato nel pc per un bel po’ prima che mi decidessi ad ultimarlo e buttarlo fuori. Nel momento in cui Lunatico è nata stavo ancora capendo cosa fare di quei brani che mi intasavano il pc da anni, ma sembra che ho fatto la scelta giusta.

Per questo pezzo hai utilizzato un titolo in cui ci si possono rispecchiare diverse persone. Credi che il termine “Lunatico” sia un aggettivo che ti rappresenta particolarmente?

Direi di si, sono molto il tipo da “luna storta”, al minimo inconveniente perdo la tranquillità.
Ho anche un rapporto profondo con la luna come entità, ed è lei stessa a provocarmi spesso emozioni forti.

Abbiamo ascoltato il tuo album, “L’ultimo cassetto”, ed abbiamo notato la tua proclività per il rap così come per l’indie.
Qual’è il genere che in realtà ti rappresenta maggiormente?

Difficile dirlo, non mi sento rappresentato da un solo genere. Penso che siano tutte sfumature diverse della mia personalità, ma sicuramente la scrittura in chiave rap è quella che mi permette di esprimermi al meglio delle mie potenzialità; poi sono mega emotivo e forse è questo che si riesce a mettere in primo piano in brani un po’ più soft e con ritmi meno incalzanti. Diciamo che mi piace prendere il più possibile da tutto e mescolare le cose giuste nel modo giusto per ottenere il cocktail perfetto che rappresenti quello che voglio dire ed essere in quel momento.

Sei di Baggio, quartiere di Milano che sopratutto in passato è stato più noto per la cronaca che per il fascino. Quanto ha influito, nel tuo percorso artistico, essere cresciuto in un ambiente non troppo agevole?

Sono cresciuto senza cameretta, senza ultimo modello di Iphone o di Nike, per quanto magari piccolezze sono queste le cose che fanno crescere; il confronto con gli altri ragazzi che ti fa rendere conto della discrepanza tra quello coi genitori con la bella casa e noi dalle popolari. Diciamo che il quartiere per me è stato più una cornice. In zona impari a cavartela, a pensare in fretta alla scorciatoia più funzionale, la mossa giusta, senza che sia nessuno a indirizzarti, a stare fuori dai problemi e a risolverteli da solo quando ci finisci in mezzo. Ho conosciuto alcune delle persone più in gamba in quartiere perchè si sviluppa questo “istinto di sopravvivenza” misto a fame e voglia di rivalsa, ma con il rischio che si sputi con odio e rabbia. Devo tanto al mio quartiere, ho avuto la possibilità di ascoltare i racconti di mio padre che ci è cresciuto prima di me e il quale mi ha messo in guardia sui rischi, e forse è stata proprio quella consapevolezza che mi ha permesso di essere quello che sono adesso.

Chiudiamo con un quesito che speriamo possa essere di buon auspicio: quali sono le ambizioni future di Sparta, a livello artistico e discografico?

Le ambizioni sono giga. Per adesso voglio concentrarmi sul chiudere tutti i progetti in corso in modo professionale e fare tutto al massimo delle mie capacità. Voglio specializzarmi, e che quello che faccio diventi culto e non una hit passeggera. A livello discografico mi piacerebbe mettermi in proprio e arrivare ad avere un mio team e degli artisti da seguire, un movimento che porti quelli come me a sentirsi parte di qualcosa, seguiti e indirizzati in un percorso che se fatto senza aiuti mette in seria difficoltà anche i più forti.

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