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“Ulisse” di lowlow è uno degli storytelling più crudi del rap italiano [ANALISI DEL TESTO]

Articolo a cura di Francesco Ferri

“Conoscevo questo ragazzo, si chiamava Nico
A scuola parlava poco, io lo trovavo fico
Una mattina andavo in banca insieme a mamma
E ho visto Nico entrare e calarsi il passamontagna”

Le parole che aprono il brano “Ulisse” dell’artista lowlow ci trasportano immediatamente all’interno di una storia dai tratti cupi e dalle sfumature profondamente fosche. Il brano in questione è diventato una vera e propria hit alla sua uscita, portando molta fama all’autore. La canzone ci racconta la storia di Nico, un ragazzo semplice e all’apparenza cool, che un giorno decide di compiere un atto forsennato.

“Buongiorno gente, questa è una rapina
Io sono l’ultima persona che vedrete nella vita
A meno che non vi mettete faccia a terra a pecorina
E sarà tutto rapido e indolore come una sveltina”

Qui Nico rivela le sue intenzioni ai presenti all’interno della banca, in cui si è presentato calandosi un passamontagna sulla testa. Immediatamente minaccia tutti quanto sottolineando a cosa andrebbero in contro nel caso non rispettassero le sue indicazioni.

“Lasciate i portafogli a terra
Insieme a oro e collanine, io amo tutta quella merda
E se qualcuno si crede un eroe o un cavaliere jedi
Lo farò strisciare per tutta la vita come un millepiedi”

Nico non cosa farebbe se qualcuno dovesse provare a reagire. La crudezza con cui il cantante sputa queste frasi è disarmante, profondamente adatta al momento: Nico è ricco di furore e non lo nasconde minimamente.

“Adesso passerò lentamente, avete visto?
Fate i bravi cagnolini, non succede niente
Siete ubbidienti, voi piccoli bastardi
Chi ha i soldi e non li usa è un ladro, lo diceva Ghandi”

Seguire le istruzioni impartite da Nico fa in modo che tutto vada per il verso giusto e che nessuno si faccia male. Usata per rafforzare le sue ragioni, la citazione di Ghandi appare ossimorica in bocca ad un ladro che minaccia i presenti della banca di ogni violenza.

“Adesso io voglio parlare con il direttore! Sisisisisi voglio parlare con lui
A meno che non voglia lasciare il figlio da solo, solo
Con la povera moglie a piangere con lui”

Nico ha un obbiettivo: parlare con il direttore della filiale. Anche qui rincara la dose delle minacce evidenziando cosa succederebbe nel caso quest’ultimo non volesse avere a che fare con lui.

“Salve direttore, io mi chiamo Nico
È un piacere incontrare la gente che fa il suo impiego
Ci tenevo a dirle che lei mi fa proprio schifo
E che sua figlia è una cagna, andrebbe bene con un cieco”

Nico può finalmente affrontare il suo reale obbiettivo. Inizialmente lo investe con una sequela di insulti motivati esclusivamente dal lavoro che conduce. Inoltre insulta pesantemente la figlia, vomitando tutto il suo odio per la figura che rappresenta il padre.

“Ma parliamo d’affari, sì, parliamo d’affari
Tu ora sei il mio schiavo, obbedisci o sparo
Se torni senza aver svuotato le fottute casse
Ti salta testa e ci faccio la rovesciata di Van Basten”

Alla fine Nico conclude le sue minacce con un ultimatum molto violento che sottolinea, come se ce ne fosse bisogno per l’ennesima volta, le sue inequivocabili intenzioni.

“Ho scelto il male perché il bene era banale
Dio m’ha dato una pistola facile da maneggiare
Forse certa gente la deve pagare
Forse io non ho paura di sparare”

lowlow inizia qui a esporre il ritornello divenuto simbolo di questo pezzo, con l’emblematica frase “Ho scelto il male perché il bene era banale” capace di spiegare alla perfezione le intenzioni di Nico. Perché per lui certa gente, forse, la deve solo pagare. E lui non ha paura di sparare.

“E probabilmente non servirà a niente
Lo capisco da solo, mi reputo intelligente
Ma sento queste voci e mi partono queste fisse
Un giorno di vita di Nico, Ulisse”

Nico racconta di come comprenda da solo che il suo gesto, a maggior ragione dettato da frustrazione e forte stress, non porterà a nulla di buono, anzi. Potrebbe solo generare ulteriore caos. Ma, esattamente come Ulisse con le sirene, le voci nella testa lo tormentano inesorabili. E proprio come Ulisse, un giorno nella vita di Nico, è un giorno di continuo viaggio all’inesauribile ricerca della pace.

“Stai sanguinando stella? Non fai pena a nessuno
Vuoi sapere perché fumo, perché digiuno?
Vuoi vedere il video di un bambino bullizzato online?
Vuoi sapere che pensavano quelli di Columbine?”

Nico sembra aver perso ancor di più il controllo della situazione. Ormai il tutto è degenerato e lui si lascia andare ad uno sfogo senza pari, come in un flusso di coscienza. Vengono citate scene violente, come bambini vittime di cyberbullismo o la tragedia della strage di Columbine, quando due giovani studenti, il 20 aprile 1999, uccisero 13 persone fra studenti e insegnanti e ne ferirono altre 24 nella Columbine High School in Colorado, Stati Uniti.

“Vuoi sapere? Non vuoi sapere, ma io parlo
Sei fortunato, non mi pagano per farlo
Io sono un tarlo, un grillo parlante armato
E adesso saluta i tuoi amici abbronzati di Montecarlo”

Stella è la rappresentazione della ragazza media della buona società, quella che Nico disprezza così tanto. Ecco perché la minaccia non è diretta esclusivamente a lei come persona ma più in generale a tutto il sistema della società che Nico non tollera e a cui si ribella con tutto sé stesso. Un sistema basato esclusivamente sui soldi e l’apparenza, entrambi perfettamente incarnati dagli amici abbronzati di Montecarlo.

“Vuoi sapere perché la gente non ha più idee?
È perché loro vogliono così
E lo sai qual è la cosa divertente?
È che io parlo di loro, la domanda è “loro chi?“

Le domande qui poste esprimono molto bene la sensazione di confusione causata proprio dal sapere di dover lottare contro un fantomatico nemico, un fantomatico “loro”, senza sapere neppure di chi si tratta.

“Perché sono qui? Per provare la violenza
Sulla tua pelle, perché la civiltà è decadenza
E questo è solo un atto di libertà intellettuale
Libertà è dire alla gente ciò che non vuole ascoltare”

La violenza espressa da Nico, e messa in pratica nell’atto da lui drammaticamente interpretato, è esaltata proprio nella frase che sottolinea come la libertà sia dire ciò che la gente non vuole ascoltare, quindi anche compiere azioni che le persone non farebbero ma che, nella visione malata del ragazzo, sono necessarie per poter sistemare questa società.

“E prima di entrare, ho chiamato le guardie
Devo fare tutto da solo, anche una sparatoria
E c’hai presente quel frocetto di Andy Warhol?
Quindici minuti e passiamo alla storia!”

La polizia arriverà sul posto e, come annunciato dallo stesso Nico, è probabile che si verificherà una sparatoria. Qui poi si conclude la dissertazione societaria di Nico: il suo monologo contro tutto e tutti che viene coronato dalla citazione al genio visionario di Andy Warhol, capace di teorizzare; inoltre, in un futuro ormai imminente, tutti quanti avranno quindici minuti di gloria.

“Dio proteggi i miei nemici che ne hanno bisogno
Ogni giorno sarò più grande, non fermare il sogno
Dammi solo la forza di rubare un’iride
Perché chi è vincente ora sembrerà invincibile”

Il flusso di coscienza prosegue con una richiesta rivolta direttamente all’Altissimo: proteggi i miei nemici che ne hanno bisogno. Una dichiarazione d’intenti e di atteggiamento senza alcun precedente.

“Ho fatto questo disco solo per mangiarvi in faccia
E il mio nome è così grande che anche dirlo è una minaccia
Lancio l’oro nell’acqua e fanculo la fama
Muoio amando il sistema ma anche il sistema mi ama”

Qui il testo si sdoppia, viene sfondata la “quarta parete” in modo definitivo ed esplicito e Nico parla ormai per lowlow. Il rapper sostiene di aver portato a termine il progetto discografico all’interno del quale è presente il brano in questione (l’album “Redenzione”) solo per mangiare in faccia a un non meglio precisato “voi”. Perché un artista è prima di tutto un uomo che sta facendo un mestiere e si muore amando il sistema per cui si produce, se quest’ultimo restituisce adeguatamente e, di conseguenza, ci ama.

“Ho scelto il male perché il bene era banale
Dio m’ha dato una pistola facile da maneggiare
Forse certa gente la deve pagare
Forse io non ho paura di sparare
E probabilmente non servirà a niente
Lo capisco da solo, mi reputo intelligente
Ma sento queste voci e mi partono queste fisse
Un giorno di vita di Nico, Ulisse”

La canzone si conclude con la ripetizione del ritornello che va a sottolineare nuovamente tutta la confusione che alberga nella mente di Nico.

“Ulisse” è diventato un piccolo pezzo cult nel suo periodo di uscita, con alcune barre che venivano continuamente condivise come didascalie di fotografie sui social network. Personalmente parlando questo è uno degli storytelling musicali che, più di tutti, mi ha folgorato per la bellezza di poter raccontare una storia esclusivamente tramite una canzone. Una storia cruda, violenta e tremendamente introspettiva perché raccontata attraverso il punto di vista di un ragazzo che, in preda a un raptus, compie un atto decisamente dissennato e si ribella alla società intera. Senza preoccuparsi delle conseguenze. Senza paura.


Perché forse certa gente la deve pagare.
Perché forse Nico non ha paura di sparare.

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