
Vi siete mai chiesti cosa significhi avere oggi vent’anni? I vent’anni sono un’età alquanto particolare: da piccoli li vediamo come un miraggio lontano a cui ambire, mentre da anziani basterebbe guardarsi indietro per rendersi conto che a quell’età si è ancora dei ragazzini. Un’età limbo: un momento dell’esistenza in cui non si è più bambini ma, per molte persone, non si è neanche del tutto adulti.
In particolare qui in Italia c’è sempre un approccio singolare all’età anagrafica: si passa rapidamente dall’ essere troppo giovani a diventare, magicamente, “troppo vecchi”: come se non ci fosse un’età intermedia, si passa da ragazzino a uomo maturo, già spedito verso l’anzianità.
Ed è proprio questa domanda a fungere da fulcro centrale del progetto “Schiaffi”, l’EP di debutto di ventitrevoltemario: dopo la partecipazione a Sanremo Giovani 2024 con il pezzo “Gocce”, contenuto in questo lavoro, l’artista classe 2003 rilascia un breve progetto discografico di cinque brani, tra cui due inediti. ventitrevoltemario ha qui voluto conciliare tutte le sue riflessioni, così da confezionare un prodotto capace di raccontare le sue emozioni più disparate: i testi che troviamo nei brani si muovono fra sentimento, inquietudini e desideri profondi, fra la ricerca del proprio spazio nel mondo e l’orgoglio di essere vivi, il tutto con una spolverata di spontaneità e fragilità che sono tipiche di quest’età.

L’identità musicale di ventitrevoltemario è ben esplicitata nello stile dei pezzi: la sua voce graffiante e intensa si muove abilmente, quasi fosse un veterano, sull’ottimo lavoro eseguito in fase di produzione, con sonorità importanti e profonde capaci di sottolineare tutta la determinazione ma, al tempo stesso, la fragilità che un cantante di vent’anni può provare nel cercare di raccontare la sua età in musica.
L’EP si apre proprio con la già citata “Gocce”, le cui liriche raccontano di un amore tormentato, intenso e viscerale: qui l’autore si mostra vulnerabile, deluso dall’assenza di reciprocità ma ancora legato emotivamente. A sorprendere, fin da subito, è la carica musicale caratterizzata da una complessità spiazzante, riconducibile ad un indie rock fortemente contaminato da piacevolissime distorsioni.
Le sonorità lo-fi dalle vibes britanniche della titletrack ci proiettano con ancora più forza dentro la sua delusione sentimentale, rendendosi conto di essere caduto di nuovo nella trappola di una persona manipolatrice che ha saputo sedurlo e ingannarlo, dando vita ad un legame tossico che gli ha fatto perdere la bussola. “Solo Come Un Cane” è una nuova dichiarazione di frustrazione: ventitrevoltemario si sente imprigionato nella sua sofferenza, plagiato da un vuoto emotivo che trova sfogo nel nervoso canticchiare del ritornello.

Il primo inedito “Carrarmato”, in collaborazione con i RIVERA (ottima la loro strofa), mantiene i connotati sentimentali ma svariando su riflessioni esistenziali: “mi sento fuori luogo”, canta ventitrevoltemario, facendo captare il disagio di un giovane ragazzo proiettato in un mondo difficile, dove anche l’amore “può farti un occhio nero”. Chiude l’EP la splendida “Nontiscordardimè”, scandita da un ritmica essenziale e quasi ipnotica che trova maggiore esplosività nella parte centrale: qui, nonostante si parla di un addio, le ponderazioni si fanno molto più coscienziose, quasi come a voler far comprendere di essere finalmente pronto ad affrontare il peggio… O forse il meglio.
Gli “Schiaffi” presi in questa prima fase di vita da ventitrevoltemario ci hanno dato un responso chiaro: abbiamo di fronte un ragazzo che riesce a mescolare capacità e vulnerabilità in una maniera quasi disarmante, tanto da renderlo uno dei prospetti più interessanti tra gli artisti di casa nostra. Ascolto consigliatissimo, fidatevi di noi.








