- per Antonio Contu'
- in Novità
- on 26/10/2024
Quella appena trascorsa è stata anche l’estate dei Tarantola: tutti i singoli rilasciati nel 2024, infatti, hanno infatti avuto un buon impatto sul mercato discografico, con in particolare il brano “Capufriska” sugli scudi.
Abbiamo intervistato Mauro Lacandia, frontman e membro fondatore del gruppo londinese (ma di chiare origini salentine), per fare un po’ il punto della situazione: nei prossimi mesi infatti è prevista l’uscita di un long play, che arriva dopo un periodo travagliato che però è servito a rendere i Tarantola una band davvero completa.
Ciao ragazzi, benvenuti su Primo Ascolto.
C’è da ammetterlo, “Capufriska” è andata molto forte quest’estate: solo su Spotify ha totalizzato in pochi mesi più di 80mila ascolti. Pensate sia dovuto alle particolari vibes del brano, che riescono a sposarsi perfettamente con i mesi più caldi dell’anno, oppure ci sono altri motivi che hanno reso questo pezzo quasi “virale”?
Credo che alcune canzoni nascano in maniera spontanea, naturale, e già dall’idea iniziale si poteva intuire che c’era qualcosa di speciale. L’idea è partita per gioco, una sorta di scherzo tra me e Stefano (Sabaman) che mi chiama Capufriska (senza pensieri), inoltre, la presenza di Papa Leu ha reso tutto molto più credibile. Di solito le trace con un suono definito tendono ad essere capite e metabolizzate in maniera più semplice dall’ascoltare. Avevo già in mente il suono, lo stile e l’arrangiamento dall’inizio, questo ha fatto si che la canzone e la produzione si concentrasse sugli elementi essenziali del Reggae, senza molte sperimentazioni che ci caratterizzano. Adoro Capufriska, ma amo sperimentare anche se so che i risultati, a volte, possono essere meno soddisfacenti a livello di ascolti, ma molto più soddisfacenti a livello personale e artistico.
Se posso permettermi di darvi un parere lo ritengo tra i più riusciti del vostro repertorio, senza nulla togliere agli altri brani rilasciati. A proposito, c’è un pezzo a cui siete particolarmente legati e che durante i live amplifica le vostre emozioni?
“Original Terron” è la canzone che rappresenta di più la band. Lo noto nei nostri concerti che iniziamo sempre con questo brano. Credo faccia capire subito qual è la nostra identità, le nostre energie, il calore e la nostra voglia di condividere la nostra passione per la musica. Inoltre la mescolanza di sonorità reggae e salentine racchiudono il suono della band, elementi tradizionali di musica salentina e il Reggae.
Tra “Estate in Salento” e “Original Terron”, primo brano rilasciato in questo anno solare, sono passati ben tre anni in cui dei Tarantola non c’è stata traccia a livello discografico. A cosa va attribuita questa lunga pausa?
La pausa è stata dovuta a dei problemi di salute vari che purtroppo ho riscontrato alle corde vocali, con cui convivo spesso. Allo stesso tempo, il post covid è stato molto difficile per le band. Avevamo bisogno di ricostruire il gruppo, trovare gente con cui andare d’accordo e condividere momenti importanti. Inoltre la mia carriera musicale tende ad essere molto varia tra concerti, produzioni, insegnamento in Università e quindi ero in un periodo di assestamento fisico, psicologico e anche professionale.
A proposito di “Estate in Salento”, in quell’occasione avete deciso di propendere verso sonorità urban latine, che in quel periodo stavano andando abbastanza forte anche nel mainstream: è stata una scelta strategica?
E’ stata in parte una scelta strategica essendo Estate in Salento un brano estivo. Ma anche questo brano è stato un piccolo esperimento che spero sia riuscito bene.
Dal 2018 ad oggi avete rilasciato molti singoli, ma mai nessun EP o album: la release del long play “One Blood”, prevista per i prossimi mesi, arriva al momento giusto?
Abbiamo scritto tantissime canzoni e tre album in totale, ma non per forza bisogna rilasciare tutta la musica che si scrive. Avevo bisogno di chiarire le mie idee. Suono e studio musica da quando sono un bambino, questo ha comportato molti interessi per vari stili e generi. A volte questo comporta dover scegliere tra molte idee e sonorità. Questa fase può rallentare il lavoro e può essere un po’ demotivante a volte. Ma amo e amiamo sperimentare e continueremo a farlo, a volte in maniera più celata altre in maniera più evidente.
Anche se “nati” artisticamente a Londra, i vostri brani trasudano di salentinità: la considerate una sorta di responsabilità quando vi esibite lontani da quella zona?
Non considero la lingua e la tradizione come una responsabilità ma come un bisogno di esprimere la mia essenza più istintiva e vera. Vedere la gente di ogni nazione cantare, o almeno provare a cantare nel nostro dialetto è la cosa più profonda, in assoluto, per me.
Prima di salutarci voglio tornare un attimo sull’album in uscita prossimamente, per soffermarmi sulle collaborazioni nazionali ed in internazionali presenti al suo interno: riuscite a spoilerarci qualcosa?
Le canzoni saranno eterogenee, ciascun brano sarà una sorta di esplorazione dell’universo reggae; ci saranno pezzi reggae, dub, dancehall e reggae pop. Alcuni dei feat. sono già noti ma ne abbiamo ancora un paio che ancora non abbiamo svelato e di cui siamo molto fieri. L’album è previsto per il 24 gennaio, salute permettendo. Ce la stiamo mettendo tutta, stiamo finendo gli ultimissimi brani e stiamo lavorando anche su dei nuovi singoli estivi.
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