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ZUCCHERO – D.O.C. [RECENSIONE]

A tre anni di distanza da “Black Cat”, certificato doppio disco di platino in Italia ma particolarmente apprezzato anche nel resto d’Europa, torna sul mercato discografico uno dei più celebri cantautori italiani: Zucchero Fornaciari. 

Lo scorso venerdì, infatti, è stato pubblicato “D.O.C.”, quattordicesimo album in studio dell’artista casualmente composto dal medesimo numero di tracce, se considerate anche le versioni in inglese di tre brani del progetto inserite alla fine del lavoro.

L’album si apre con la gioiosa “Spirito nel buio”, che subito indirizza l’ascoltatore verso la libertà di ideali che ha sempre contraddistinto Zucchero: ne esce un invito a mantenere alto il livello di entusiasmo nel compiere le azioni che scandiscono la nostra quotidianità; segue “Soul Mama”, la cui attitudine dance ci porta ad ipotizzarla come futuro singolo, e possibile hit.

In “Cose che già sai” Zucchero ci propone l’unica collaborazione (vocale) dell’album, ovvero quella con la musicista svedese Frida Sundemo: il pezzo rispetto ai precedenti risulta più riflessivo, addirittura meditativo, coaudivato da sonorità quasi mistiche; il testo, invece, esorta ad apprezzare le azioni di chi ha fatto il possibile per migliorare delle determinate situazioni.
Ed una sorta di spiritualità la si apprende anche dalla successiva “Testa o croce”: dopo un approccio musicale in stile Doors, il brano va a raccontarci di quanto la vita sia strettamente collegata al destino. 

“Freedom”, singolo attualmente in heavy rotation nelle radio, è un inno all’amore scandito da sonorità moderne ed urban; “Vittime del cool” è invece il primo brano di critica sociale che incontriamo nell’album: il rimprovero è indirizzato all’essere umano, perseguitato dalla mania di seguire le tendenze del momento; ed anche la settima traccia, “Sarebbe questo il mondo”, è una sentita disapprovazione al mondo attuale: qui l’autore del testo fa intendere di voler ritornare alle abitudini con il quale è cresciuto, rinnegando l’attuale realtà.

In “La canzone che se ne va” Fornaciari ci propone uno stile che si avvicina in parecchi punti al suo repertorio più remoto, dal quale ne esce un intensa ed emozionante ballad; idem, “Badaboom (Bel paese)” ci ha portato alla memoria un vecchio brano dell’artista, “Bacco Perbacco”, per stile ed originalità d’esecuzione: in questo caso, però, il testo va a pungere l’attuale situazione politica nostrana. 

Con “Tempo al tempo” Zucchero ci fa assaporare nuovamente sonorità contemplative e riflessive, raccontandoci lo scandire dell’esistenza per aspettare Lei;  “Nella tempesta”, ultima traccia del progetto in lingua madre, è invece un’intensa fotografia emozionale scandita da piano, voce e richiami di organo.

In conclusione, “D.O.C.” è proprio ciò che ci aspettavamo dal mito Zucchero: un album moderno, avvezzo ad incontrare le sonorità più attuali ma che mantiene lo stile e l’efficacia del cantautorato proposto da Fornaciari. Rispetto ai precedenti lavori si sente, purtroppo, l’assenza di assoli di chitarra e di riff, ma le capacità d’adattamento dell’artista alle varie casistiche musicali semplificano l’ascolto e spostano ancor più l’attenzione sui testi, quasi sempre concisi e sentiti.

 

 TRACCIA PREFERITA: SOUL MAMA

GIUDIZIO FINALE
7.5/10
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